Solo l'8% dei positivi ma il 43% dei degenti totali delle Marche. A Pesaro altre patologie sacrificate

Un ricoverato in terapia intensiva a Marche Nord
Un ricoverato in terapia intensiva a Marche Nord
di Lorenzo Furlani
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Mercoledì 12 Gennaio 2022, 09:43

PESARO - L’8 per cento dei positivi giornalieri, il 17 per cento degli isolati domiciliari tra casi positivi e contatti stretti, il 33 per cento dei malati Covid ricoverati in ospedale e il 63 per cento dei degenti in strutture extra ospedaliere. Sono le percentuali dei dati epidemiologici riferite alla provincia di Pesaro Urbino sul totale regionale. Nella progressione di queste poche cifre, tratte dalla fotografia quotidiana scattata ieri dall’osservatorio regionale sulla situazione pandemica, c’è la rappresentazione dello squilibrio dell’assistenza ospedaliera e territoriale dei malati Covid nelle Marche, caratterizzato da un peso sanitario soverchiante scaricato su Pesaro e la provincia con un numero significativo di malati da altri territori.

 

Impegno straordinario
Questo impegno sanitario straordinario concentrato sul Covid, tanto più per la carenza di organici che è particolarmente acuta per i medici, comprime inevitabilmente le altre attività sanitarie a danno dei bisogni di salute dei cittadini sacrificati in questa provincia più che altrove.

Considerando sia l’assistenza ospedaliera (101 malati tutti nel presidio pesarese dell’azienda Marche Nord), sia l’assistenza delle strutture della sanità territoriale riservate ai pazienti pre o post acuzie, che per le loro condizioni non possono essere trattati a domicilio (69 malati nella Rsa di Galantara, 19 nel centro di riabilitazione di Macerata Feltria e 13 nel presidio Santo Stefano sempre di Macerata Feltria), la provincia si fa carico di 202 degenti Covid sul totale di 468 nelle Marche (310 ricoverati in ospedale e 158 nel territorio), pari al 43% del totale (in un provincia che conta il 24% degli abitanti e il 20% dei positivi delle Marche registrati da inizio pandemia).

Questo carico sanitario complessivo di degenti Covid nella provincia di Ancona corrisponde al 29% del totale (135 tutti ospedalieri), nel Fermano al 18% (34 in ospedale e 50 in una Rsa), nel Maceratese al 4% (21 ospedalieri) e nella provincia di Ascoli Piceno al 6% (17 negli ospedali e 7 in una struttura territoriale).

La dotazione più bassa di posti letto
La situazione risulta addirittura paradossale considerando che quella pesarese è la provincia cenerentola nella regione (con la più alta mobilità passiva), insieme a quella fermana che però ha meno della metà della popolazione, per la dotazione dei posti letto ospedalieri (secondo le delibere della giunta regionale 2 e 639 del 2018).

Si tratta di 1.090 posti letto, che corrispondono a un indice di 2,97 ogni mille abitanti (Ancona 4,42, Macerata 3,79, Ascoli Piceno 3,76, Fermo 2,95) e in termini assoluti al 18,7% del totale regionale di 5.842 posti letto. In particolare l’azienda Ospedali riuniti di Ancona - che è il presidio regionale di riferimento, l’unico di secondo livello, con la maggiore dotazione di posti letto - si fa carico ora di 75 malati Covid pari al 24% del totale. Con i nosocomi di Jesi (22 ricoverati), Senigallia (22) e Inrca di Ancona (16) la provincia dorica registra 135 ricoverati pari al 44% dei degenti ospedalieri.

Sacrificati i pazienti più fragili
Eclatante è per le strutture territoriali pesaresi lo sbilanciamento (appunto il 63% del totale regionale), che come conseguenza diretta più manifesta ha comportato, per la necessità di recuperare infermieri, la chiusura a dicembre del servizio psichiatrico di diagnosi e cura di Pesaro, con la perdita netta di 10 posti letto, dimostrando in modo esemplare come tale gestione abbia riflessi negativi sugli altri pazienti, in questo caso i più fragili per definizione quali i malati psichiatrici.

A questo riguardo è stata tragica l’esperienza della prima ondata della pandemia quando la sospensione di tutte le altre attività sanitarie ebbe l’effetto di provocare, anche a Pesaro e nella provincia, un aumento della mortalità complessiva superiore a quella determinata dal Covid.

Al riguardo, ritenere che il sovraccarico ospedaliero su Marche Nord sia la conseguenza della maggiore tempestività dell’azienda pesarese nel potenziare nel 2020 le terapie intensive, dopo lo tsunami della prima ondata, sarebbe fuorviante perche un anno fa (l’11 gennaio 2021), con un numero di ricoverati nelle Marche più che doppio rispetto a quello attuale (629 contro 310), l’ospedale di Pesaro si faceva carico del 20% dei malati Covid (126) rispetto all’attuale 33% e la sanità del territorio del 43% dei degenti marchigiani (96) contro l’attuale 63%. 

Le risposte da chiedere a Saltamartini
Le conseguenze negative sull’assistenza che il sistema sanitario deve garantire ai pazienti di altre patologie è stata ripetutamente segnalata dai primari (in particolare Gnudi del Pronto soccorso di Marche Nord e, di recente, anche Tempesta della Rianimazione di Pesaro) e dai sindacati, che hanno protestato anche per la scelta dei dirigenti di bloccare le ferie e richiamare il personale dai riposi per recuperare forza lavoro per i reparti Covid. La politica locale l’ha evidenziato a sua volta.

L’assessore regionale alla salute Saltamartini domenica scorsa ha annunciato l’apertura di altri reparti Covid nella regione, ma anche di nuovi posti letto di rianimazione a Pesaro (il peso Covid su Marche Nord la settimana scorsa arrivava al 35%). Il suo intervento nella conferenza di Area vasta convocata venerdì prossimo sarà per i sindaci l’occasione di chiedergli conto di questo disfunzionale disequilibrio.

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