Morto per il Covid contratto in ospedale, il responsabile: «Caso isolato, indaghiamo»

Domenica 17 Gennaio 2021 di Massimo Foghetti
L'ingresso dell'ospedale Santa Croce

FANO - Il Covid entra di nuovo in ospedale, ma questa volta il caso sarebbe isolato; un caso che purtroppo ha determinato una nuova tragedia, provocando per le complicanze la morte di Maurizio Armanni, noto artigiano fanese di 78 anni, di cui ieri si sono celebrate le esequie. Nonostante le precauzioni assunte al Santa Croce dopo i focolai di infezione registrati a novembre a cardiologia, medicina e gastroenterologia, il virus ha colpito all’interno di medicina d’urgenza.

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«Anche noi colti di sorpresa
«Quanto avvenuto ci ha colto di sorpresa – dichiara il dottor Giancarlo Titolo, responsabile del reparto – dato che avevamo assunto tutte le misure di sicurezza prescritte dai protocolli e rispettato con il massimo rigore tutte le procedure. Questo dimostra quanto del virus e di come si propaghi ci sia ancora molto da conoscere. Da tempo, specialmente nel nostro reparto, sia nel pronto soccorso sia nella medicina d’urgenza, abbiamo impostato il livello massimo di attenzione per impedire tanto ai pazienti quanto al personale di ammalarsi. Facciamo tamponi a ripetizione. Un paziente che entra in pronto soccorso prima di essere trasferito in reparto viene tamponato due volte, poi ancora diagnosticato nei giorni successivi. La formazione del personale è costante, il livello di attenzione massimo. Per capire bene cosa sia accaduto sono in corso indagini epidemiologiche atte a verificare come sia stato possibile che un paziente da negativo sia diventato positivo all’interno del reparto». La positività accertata a fine dicembre sembra che sia stato l’unico caso riscontrato in medicina d’urgenza, ma sia i medici del reparto sia la direzione sanitaria vogliono andare fino in fondo per accertare i fatti.

La vicinanza alla famiglia
Lo stesso dottor Titolo ha voluto esprimere la sua vicinanza alla famiglia per il grave lutto che l’ha colpita. Maurizio Armanni era stato ricoverato il 15 dicembre scorso al pronto soccorso per unischemia cerebrale, per poi essere spostato dopo tre giorni nel reparto di medicina d’urgenza, dove era stato più volte refertato con tampone negativo fino al 28 dicembre. Il 31 è stato dimesso e trasferito al Cante di Montevecchio dove avrebbe dovuto eseguire la riabilitazione, con un nuovo tampone in attesa di esito. Il paziente in quel momento era perfettamente lucido.
Poco dopo essere arrivato al Cante, è giunto l’esito dell’ultimo tampone che era positivo. A quel punto, la guarigione che per il paziente sembrava a portata di mano si è allontanata, purtroppo per sempre.

Un calvario di 30 giorni
Per Maurizio Armanni, titolare di uno storico laboratorio di elettromeccanica in via Giordano Bruno, è stato necessario in tutta fretta un nuovo ricovero in ospedale, questa volta nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Muraglia di Pesaro. Quando, steso sulla barella, il 78enne è stato caricato nell’ambulanza, il figlio Andrea ha potuto vederlo e parlarci per l’ultima volta. Poche parole di affetto e di speranza. In quel momento nessuno pensava a un epilogo tragico della vicenda: Maurizio Armanni, invece, è deceduto dopo 14 giorni, debilitato dal coronavirus, da una setticemia - ovvero un’infezione batterica - subentrata nel frattempo e stroncato infine da un attacco cardiaco.

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