Si accascia a terra e perde una cassetta con 6mila euro: assolto dopo essere stato accusato di aver finto un malore

Mercoledì 9 Marzo 2022 di Luigi Benelli
Foto generica tratta dal Web

PESARO Il mistero della cassetta di sicurezza sparita. Il giudice lo assolve. Il fatto risale all’agosto del 2018 quando un autista di una ditta di surgelati avrebbe dovuto consegnare la cassetta con 6000 euro all’interno alla cassa continua. Ma l’uomo, pesarese di 62 anni, aveva accusato un malore e si era accostato sul ciglio della strada all’uscita del casello.

 

Qui ha chiamato l’ambulanza, poi ha aspettato il loro arrivo e quello della Polizia stradale. Infine era stato chiamato un collega affinchè potesse venire a recuperare il mezzo. L’uomo, una volta in ospedale, ha parlato della cassetta di sicurezza coi 6000 euro all’interno, ma ormai di questa non c’era più traccia. Ha sporto querela rispetto al furto, ma la cosa gli è tornata indietro come un boomerang perché a processo ci è finito lui, per simulazione di reato. 
La perquisizione a casa sua aveva dato esito negativo: né soldi né cassetta. Ieri mattina l’istruttoria davanti al giudice monocratico di Pesaro. Tra i testi un agente di Polizia che ha sottolineato come non ci fosse nessuno in strada oltre a loro, l’ambulanza e l’autista che era venuto a recuperare il mezzo. Ma soprattutto che l’autista non avesse mai fatto cenno alle persone presenti della cassetta di sicurezza. E infine che era lucido. In prima battuta l’imputato aveva raccontato che due persone, quando era ancora in attesa dei soccorsi, gli si sarebbero avvicinate per chiedere come stava. 

Il pubblico ministero, nella sua requisitoria, ha sottolineato come il 62enne fosse un soggetto consono a chiedere prestiti e che avrebbe cercato questo escamotage per togliere il sospetto su di se. Motivo per cui ha chiesto una condanna a 8 mesi. Al contrario l’avvocato difensore Brigitta Fabbrocile ha evidenziato come i testi non possano aver avuto contezza del lasso di tempo tra la chiamata e il loro arrivo. E ha citato i due personaggi che gli si erano avvicinati, inoltre ha evidenziato come non ci fossero prove di colpevolezza. Così ha chiesto l’assoluzione. Il giudice lo ha assolto per la tenuità del fatto.

 

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