Il sindaco di Pesaro Matteo Ricci: «Vaccinarsi tutti è la prima delle quattro partite da vincere del 2021»

Matteo Ricci, sindaco di Pesaro
Matteo Ricci, sindaco di Pesaro
di Silvia Sinibaldi
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Giovedì 24 Dicembre 2020, 12:50

PESARO  - Matteo Ricci per fare il sindaco in questo 2020 c’è voluto soprattutto il fisico.
«C’è voluto grande equilibrio e senso di responsabilità per navigare in un questa sconosciuta emergenza cercando di non cedere alla sottovalutazione o all’isterismo. Poi certo ci vuole il fisico perché ogni giorno bisogna affrontare nuove urgenze, rispondere a regole che cambiano in corsa, affrontare disagi di ogni tipo ma ripeto anche in questo caso la risposta è l’equilibrio».

Quando tra marzo e aprile è stata evidente la portata della pandemia si è chiesto chi glielo avesse fatto fare il sindaco?
«No non mi sono mai pentito un attimo anche se sono dispiaciuto di non aver compreso immediatamente la gravità della situazione. Ho sperato che si risolvesse tutto celermente, che l’epidemia si potesse circoscrivere. Amo profondamente fare il sindaco perché abbina l’amore per la mia città alla responsabilità di fare il meglio per lei ma sono rimasto spiazzato dall’emergenza. Credevo di averne viste tante dal nevone del 2012, alle alluvioni, dalle frane fino all’incendio del San Bartolo e invece si è profilata questa lotta impari contro un nemico invisibile. Siamo chiamati ad affrontare una pandemia nel mondo globale, un evento enorme e senza precedenti. Una pandemia che ha cambiato tutto svelando la fragilità degli uomini insieme a una grande verità: gli uomini sono tutti uguali. Il virus non ha guardato in faccia nessuno, qualsiasi fosse il censo, la religione, il colore della pelle o il Paese di nascita. Ricordiamocelo».


In questa emergenza lei e la sua città vi siete piaciuti?
«Direi di sì. I pesaresi sono stati responsabili e generosi, si sono stretti intorno alle istituzione come accade in momenti di smarrimento totale. Ci sono stati importanti momenti di unità e collaborazione. Certo non sono mancate voci polemiche però non va dimenticato che certe voci fanno un gran rumore mentre quelle della città che ci prova stanno in silenzio. Un sindaco sente il respiro della sua città e ne comprende la sofferenza».
Tra le ultime immagini dell’anno lei vicino all’ulivo donato all’ospedale San Salvatore. Perché era solo?
«Per non rischiare assembramenti. In realtà ho piantato l’ulivo insieme ai primari Gnudi e Tempesta. Volevo ringraziare il personale medico e infermieristico, tutto il personale sanitario che in prima persona ha affrontato la pandemia e che in questi giorni di festa continuerà a garantire assistenza e presenza ai pazienti».


Sindaco se il vaccino cancellasse il Covid-19 dalla faccia del mondo, il 2020 lo buttiamo in discarica o salviamo qualcosa?
«Salverei alcune evidenze che non potremmo dimenticare, su tutte il valore della sanità pubblica che nessuno potrà più mettere in discussione. Ma è cambiato per sempre anche il valore dello spazio rispetto all’egemonia del tempo finora elemento centrale in ogni modello di sviluppo. La gente cerca case con giardino o terrazza, si interessa agli spazi ampi e quindi alla campagna, ai borghi, alle comunità che godono di ampi orizzonti. Credo che per le aree interne si profili una grande opportunità. Sull’altro fronte mi auguro invece che non rimanga la diffidenza nei confronti dell’altro, e penso come sogno personale a una grande festa in cui la città potrà riabbracciarsi».


Un gesto, un evento che le ha fatto vacillare la fiducia nelle magnifiche sorti e progressive?
«Sono rimasto molto ferito dalle polemiche sorte prima delle minacce di morte che ho ricevuto come tanti altri sindaci. In una città in cui moriva tanta gente, in cui la sofferenza era palpabile ricevere certe accuse mi ha ferito. La cattiveria mi fa stare male perché mi sembra stupida e gratuita».


Un sentimento che l’ha sorpresa?
«La gratitudine profonda di coloro che siamo riusciti ad aiutare e l’entusiasmo dei 500 volontari dei quartieri che hanno riportato nelle case la buona politica».


Le 4 grandi sfide del 2021. Partiamo dall’impasse dell’autorità portuale.
«Condivido la posizione della sindaca Mancinelli. Perché non riconfermare una figura che ha fatto molto bene, con cui Pesaro si è trovata benissimo: Rodolfo Giampieri rappresenta una risorsa importante».


Le altre sfide?
«Su tutte la campagna di vaccinazioni. Vaccinarsi è un dovere civile e morale. Fino a quando non raggiungeremo l’immunità di gregge con il 70% della popolazione nazionale non ci sarà nessuna ripresa, nessuna ripartenza. Lo dobbiamo alle persone più fragili che non potranno vaccinarsi. Vorrei che Pesaro fosse tra le prime città a raggiungere l’immunità. Poi il recovery plan e la progettazione per intercettare almeno 500 milioni di euro. Terzo rilancio del turismo e della vivacità Quarto dare risposte alle nuove dilaganti povertà».

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