L'allarme vaccini: «In molte regioni poca copertura»

L'allarme vaccini: «In molte regioni poca copertura»
di Claudia Guasco
I vaccini, oltre a debellare i virus, cancellano la loro memoria. Non ci ricordiamo più del vaiolo, per fortuna, «ma ci sono seri rischi che, se si abbassa la guardia, possano ritornare in Italia malattie ancora più gravi del morbillo come la poliomielite e la difterite», è l’allarme di Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità. «Un rischio da evitare», dice, ma che corriamo poiché la mappa vaccinale del nostro Paese registra in quasi tutte le regioni una copertura inferiore al 95%. Soglia sotto la quale non scatta l’immunità di gregge, la protezione dei soggetti deboli che non possono vaccinarsi.

Bari, epidemia di morbillo nell'ospedale pediatrico: 8 bimbi contagiati da figlia di genitori no-vax

PEGGIO DEL GHANA
L’epidemia di morbillo all’ospedale pediatrico di Bari, spiegano gli esperti, è un segnale inquietante. «Dal 2006 in Italia la profilassi è in costante calo, la copertura non è da Paese sviluppato. Nel 2016 la percentuale di vaccinazioni contro il morbillo è stata inferiore al Ghana e della Sierra Leone», mette in guardia il professor Roberto Burioni, immunologo. Dal 1996, spiega, «in Messico non si registrano casi autoctoni di morbillo, di recente si sono avute tre infezioni, tutti pazienti italiani». Da noi solo il Lazio (con il 95,34% di profilassi contro questa malattia esantematica) supera il livello di sicurezza, le altre regioni sono attorno al 90% ma ci sono aree pervicacemente no vax. «La peggiore, incredibile, è la provincia di Bolzano, dove peraltro la sanità è ben organizzata.
 



Poi ci sono aree in cui sono particolarmente vivaci i no vax, come Rimini e Pesaro, dove gli attivisti spaventano i genitori», dice Burioni. Così capita, stesi a prendere il sole su una spiaggia romagnola, di vedere volare un aereo con lo striscione “Tutti a scuola, libertà di scelta”, campagna estiva sponsorizzata dalle associazioni anti vaccini. E nel riminese, a settembre, sono scattati i controlli nei centri privati per l’infanzia, alternativa per aggirare gli obblighi della legge Lorenzin. «Quando si allenta l’attenzione su alcune malattie infettive e si ravviva solo in casi di decesso, non è un buon segno - avverte Ricciardi - Abbiamo ribadito nell’audizione in Commissione sanità che in questa fase alleggerire l’obbligo vaccinale è un errore. Quindi meglio lasciarlo e poi, come prevede la legge, rivalutare alla luce dei risultati, ma solo quando saremo in sicurezza. E ora non lo siamo». Lo dicono i numeri. Ogni anno nascono 500 mila bambini e da zero a 16 anni ci sono 8 milioni di minori. I genitori refrattari alle vaccinazioni sono circa l’1%, quindi saranno tra gli 80 mila e i 100 mila i bambini che non eseguiranno la profilassi per scelta, calcola Fausto Francia, presidente della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica.

BOMBA MICROBIOLOGICA
A Bari il contagio a catena è partito da una bambina di 8 anni, figlia di una coppia no-vax, trasmesso a suo fratello di 11 anni e ai due cuginetti di 2 e 16 anni, tutti non vaccinati. «È una bomba microbiologica che si è creata quando nel ‘99 il Parlamento ha abrogato l’obbligo di iscrizione a scuola con il certificato di vaccinazione - afferma Ricciardi - Oggi quei bambini non vaccinati hanno 18-19 anni e sono decine di migliaia; vivono e si muovono e il morbillo è un virus tra i più contagiosi che esistono. Abbiamo più di mille bimbi malati oncologici e oltre 10 mila immunodepressi. Se il Paese non si rende conto che questa battaglia va fatta in maniera convinta, di fenomeni di questo tipo ne continueremo a vedere tanti». Eppure, lo scorso marzo, in Veneto su un totale di 571 mila studenti, 50 mila risultavano inadempienti e di questi 21 mila non hanno mai assunto alcun vaccino, mentre gli altri non hanno completato il ciclo.

UN CASO ECLATANTE
Il caso più eclatante tuttavia è la provincia autonoma di Bolzano, che brilla all’ultimo posto nella graduatoria nazionale: 71,86% di copertura per il morbillo, 85,87% per poliomielite e difterite, l’antimeningococco C è solo al 67%. A Glorenzona, paese venostano, spetta il primato di zero vaccinazioni nei primi due anni di vita dei bambini e prima dell’inizio della scuola 130 famiglie altoatesine erano pronte a iscrivere i loro figli negli istituto austriaci per sfuggire alla profilassi. «Bisogna renderla obbligatoria - sostiene Burioni - e anche far capire alla gente che non vaccinare mette in pericolo i propri figli e anche chi sta loro vicino».
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Martedì 13 Novembre 2018, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 13-11-2018 20:21

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