Imposta di soggiorno, in un anno 3,7 milioni di incassi nelle Marche, tra i più bassi d'Italia. Ecco cosa influisce

Lunedì 5 Luglio 2021
Imposta di soggiorno, in un anno 3,7 milioni di incassi nelle Marche, tra i più bassi d'Italia. Ecco cosa influisce

ANCONA C’è chi ha deciso di sospenderla, Come Civitanova e Recanati, per evitare di gravare ulteriormente sui turisti marchigiani. E chi, invece, ha continuato ad inserirla nel conto finale dei villeggianti nelle strutture ricettive. Ma l’imposta di soggiorno nel 2020 ha subito gli effetti della pandemia che ha tagliato di molto anche il numero di arrivi e presenze nella nostra regione, facendo incassare ai Comuni 3,7 milioni di euro.

 

Ventitrè gli enti delle Marche che hanno applicato l’imposta, tanto che nella classifica italiana siamo al sestultimo posto come gettito totale, prima di Abruzzo, Umbria, Friuli, Valle d’Aosta e Basilicata su 1041 Comuni complessivi che hanno continuato a farla pagare e su un totale di 231,8 milioni di euro incassati. 


Le differenze
Nel 2019, quando ancora al Covid non si pensava nemmeno lontanamente, il rapporto dell’Osservatorio sulla fiscalità Locale di Federalberghi indicava tra le città prese a campione anche Pesaro: nelle strutture ricettive si pagava da 0.70 centesimi a 2,50 euro a seconda della classificazione degli alberghi. Il 24% dei Comuni inoltre ha stabilito di non applicare l’imposta durante il periodo di bassa stagione (che ovviamente varia da comune a comune). Molti altri invece hanno optato per far pagare l’imposta tutto l’anno, applicando uno sconto in bassa stagione. 


A cosa serve
Sempre nel 2019 per esempio ad Ancona si pagava un’imposta che partiva da un minimo di 50 centesimi ad un massimo di tre euro (in vigore dal 2011), a San Benedetto del Tronto (2012) da 50 centesimi a due euro per un periodo che va dal 15 giugno al 31 agosto. A Senigallia, dove l’imposta è stata applicata nell’aprile 2012, invece, si passava da 0,50 centesimi a 1,50 euro. Il gettito dei prelievi connessi al pernottamento turistico è destinato al finanziamento di interventi connessi con il presupposto sulla base del quale la tassa viene versata. Non sono previste esenzioni o riduzioni di legge dal versamento dell’ imposta di soggiorno, alla luce della crisi pandemica. 


Le scelte
Tuttavia, molti enti hanno deliberato, spontaneamente, la non applicazione dell’ imposta di soggiorno per gli anni 2020 e 2021. Sono previste riduzioni ed esenzioni per gli anziani, per i gruppi organizzati, per i disabili, per gli autisti, le guide e gli accompagnatori, per chi frequenta le terme, per gli studenti, per i lavoratori, applicate in maniera diversa a seconda del Comune in cui insiste la struttura ricettiva. Una curiosità: l’imposta di soggiorno nasce nel 1910 ed era inizialmente limitata a chi si recava nei Comuni con stabilimenti idroterapici o nelle stazioni climatiche o balneari, per pernottarvi a scopo di cura. Nel 1938, il prelievo fu esteso alle stazioni di soggiorno, di cura e di turismo, nonché nelle altre località climatiche, balneari o termali o comunque di interesse turistico. Rimase fino al 1989 quando il governo decise di sospendere la tassa, che fece nuovamente capolino nel 2010 per sostenere i Comuni turistici.


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Ultimo aggiornamento: 15:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA