«La terza dose è necessaria contro il virus». L’immunologo Butini chiarisce tutti i dubbi: «Ottima tolleranza, aumenta la protezione»

«La terza dose è necessaria contro il virus». L immunologo Butini chiarisce tutti i dubbi: «Ottima tolleranza, aumenta la protezione»
«La terza dose è necessaria contro il virus». L’immunologo Butini chiarisce tutti i dubbi: «Ottima tolleranza, aumenta la protezione»
di Maria Teresa Bianciardi
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Venerdì 12 Novembre 2021, 02:35 - Ultimo aggiornamento: 16:40

ANCONA - Metà dose di Moderna, tutta di Pfizer, anche per chi ha ricevuto Astrazeneca e Johnson&Johnson. Il richiamo vaccinale è stato avviato ma nelle Marche la risposta è stata modesta rispetto ad altre regioni. La motivazione? Si comincia a nutrire dubbi sull’importanza della profilassi: l’immunologo Luca Butini, primario a Torrette, fuga tutti i dubbi.

1 Anche Nelle Marche è stata avviata la somministrazione della terza dose di vaccino anti Covid. Chi ha completato il ciclo con Astrazeneca e Johnson&Johnson dovrà cambiare vaccino. Ci saranno effetti collaterali?
«No. È stato ampiamente dimostrato che la combinazione di vaccini diversi - soprattutto se prima con uno a vettore adenovirale e poi con uno di tipo mRna - non solo non dia effetti collaterali ma stimoli un’ottima risposta immunitaria nel tempo breve, addirittura superiore a quella con tutta Pfizer e Moderna». 


 

2 Perchè per il richiamo con Moderna si utilizza solo mezza dose, mentre con Pfizer una intera?
«Nel vaccino Moderna la quantità di antigene - cioè il pezzetto di mRna - è doppia rispetto a quella contenuta in Pfizer. Non è scorretto dunque adeguare le quantità a quella di Pfizer, anche se ancora la scelta non è supportata da molte evidenze scientifiche». 

3 Quali sono gli effetti collaterali della terza iniezione? 
«Sono vaccini ottimamente tollerati, si potrebbero avere effetti causati dall’iniezione come per esempio il braccio dolorante o un gonfiore dei linfonodi del cavo ascellare. Ma con la terza dose gli effetti collaterali sono inferiori, mentre si rinforza la catena virtuosa che porta alla risposta immunitaria contro il Covid».


4 Il richiamo vaccinale va fatto per forza entro sei mesi o si può attendere?
«Sei mesi è la linea ragionevole che è stata tracciata. Solitamente un un ciclo vaccinale completo - per esempio quello dell’epatite B o la profilassi per l’infanzia - prevede tradizionalmente tre somministrazioni: due più vicine e una più distanziata nel tempo. È verosimile che l’immunità tenda a diminuire nel corso del tempo, anche se non abbiamo ancora riscontri sulla perdita di capacità di difendersi dal virus. Se lo facciamo al settimo o all’ottavo? Perché non farlo al sesto allora? Non dobbiamo perdere tempo».

5 Perché il Green Pass dura un anno se la protezione cala dopo 6-8 mesi? 
«L’estensione del certificato verde doveva essere fissata in un certo modo e un anno è più ragionevole perché la protezione vaccinale è possibile che cali, ma non è detto che cali fino ad un punto di mancata protezione dal Covid. Non sarebbe ragionevole invece arrivare al limite del proprio Green pass per fare in modo che il secondo duri un altro anno pieno».


6 I vaccini però continuano a proteggerci dalla malattia grave. Non si può evitare la terza dose?
«No e non c’è nemmeno motivo. Chi aspetta per vedere cosa succede? È una reazione emotiva illogica: se sbuca fuori una variante aggressiva ci si potrebbe trovare a pensare di non essere così protetti proprio per avere atteso inutilmente».

7 Dopo le terze dosi dovremo fare anche le quarte e le quinte?
«In assoluto non si può escludere. Noi stiamo in una parte del mondo dove la terza dose è arrivata in dieci mesi, ma ci sono zone che non hanno ricevuto nemmeno la prima. È verosimile che il virus torni a diffondersi nelle zone più vaccinate, anche se ci sono altri sieri in fase di sperimentazione: questo per essere pronti all’emergenza e non subire ancora i contraccolpi sociali ed economici di questa pandemia».


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