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Il sindacalista Bentivogli: «Mettiamo al centro il lavoro, non le candidature, ricostruire la fiducia tra politica e cittadini»

Il sindacalista Bentivogli: «Mettiamo al centro il lavoro, non le candidature, ricostruire la fiducia tra politica e cittadini»
Il sindacalista Bentivogli: «Mettiamo al centro il lavoro, non le candidature, ricostruire la fiducia tra politica e cittadini»
di Martina Marinangeli
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 10 Agosto 2022, 03:45 - Ultimo aggiornamento: 11 Agosto, 08:17

ANCONA  - Marco Bentivogli, sindacalista e coordinatore di Base Italia: la direzione provinciale del Pd di Ancona ha proposto la sua candidatura alle Politiche quale nome di caratura nazionale da spendere in uno dei collegi proporzionali.

Darà seguito a questa richiesta e si candiderà nelle Marche in quota dem?
«Ringrazio di cuore il Partito democratico di Ancona. Ma non entro nel dibattito sulle di candidature. Mi sono sempre battuto e impegnato, continuerò a farlo». 
Il suo nome piace anche a Carlo Calenda, che però ha rotto l’accordo con il Pd. Il centrosinistra va dunque in ordine sparso: che appello fa ai partiti?
«Faccio una proposta generale. La politica è importante e non può continuare a rinviare la ricostruzione di un rapporto di fiducia con le persone. Una delle condizioni necessarie è ricostruire un minimo di unità sulla giustizia sociale e la modernizzazione del paese».
Cosa intende?
«Dal 2005 gli italiani in povertà assoluta sono triplicati. Abbiamo uno dei mercati del lavoro più diseguali d’Europa. Crescono quelli che possono scegliere il lavoro e dove lavorare, ma crescono ancora di più quelli che vedono nel lavoro povero un miraggio».
Chi nello specifico?

«Giovani e donne, con tassi di occupazione più bassi d’Europa e aumento dei posti di lavoro vacanti. E’ inaccettabile. Il lavoro dignitoso deve essere una battaglia che unifichi il paese. E poi, come dicono alla Comunità di Capodarco, serve uno Stato Sociale più umano, oggi chi resta indietro è sempre più solo». 
Come si declina questo discorso nelle Marche?
«Quando arrivai qui nel 2001, Fabriano era la capitale dell’elettrodomestico, realtà di destinazione di migrazione e 1/3 del gettito Irpef delle Marche. Dei 3 gruppi: uno ha chiuso, il secondo è in mano a Whirlpool con sempre più incertezze, il terzo, per fortuna, è ancora forte». 
Come valuta gli ultimi due anni del governo regionale di centrodestra?
«II territorio merita politiche pubbliche di respiro almeno regionale più forti. Quando si riescono ad ottenere investimenti diretti esteri, che possono portare migliaia di posti di lavoro, non ci possono essere tentennamenti. I marchigiani sono persone operose e laboriose, che meritano gruppi dirigenti capaci di ascoltare e costruire soluzioni, e non chi ne sollecita solo il rancore».
Da dove si riparte?
«Anche in questa regione bisogna ripartire dalle città che sono state ben governate. Vedo la Regione intervenire sulle vertenze del lavoro, sempre dopo la loro esplosione e quando gli spazi di soluzione sono ridotti. Con lavoratori e imprese il rapporto deve essere quotidiano e non “a chiamata”».

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