La Morani ci ripensa e si candida. Ma per lei resta solo il terzo posto al plurinominale

La Morani ci ripensa: «Accetto di candidarmi». Ma il Pd rifiuta: «È tardi»
La Morani ci ripensa: «Accetto di candidarmi». Ma il Pd rifiuta: «È tardi»
di Martina Marinangeli
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Giovedì 18 Agosto 2022, 02:50 - Ultimo aggiornamento: 16:17

PESARO  - Se Samuel Beckett fosse ancora vivo, con ogni probabilità si piazzerebbe di fronte alla sede del Pd per lasciarsi ispirare e realizzare la più grande opera di teatro dell’assurdo mai vista nella storia. La ultime 48 ore sono state tra le più caotiche che si ricordino, persino per gli standard dei dem, e l’occhio del ciclone, come spesso accade, si geolocalizza in quel di Pesaro, dove si è innescato un cortocircuito legato al collegio uninominale alla Camera.

Dopo il no perentorio di martedì, la candidata in pectore Alessia Morani ci ripensa e ieri decide di comunicare al partito la sua disponibilità a scendere in campo. «Ho ricevuto nelle ultime 24 ore una marea di telefonate e messaggi di persone che mi hanno manifestato un enorme affetto e stima - scriveva sul suo profilo Facebook la deputata uscente -. Sono francamente molto colpita da questa mobilitazione e non posso rimanere indifferente all’appello che mi viene rivolto. Sono una che combatte e non si spaventa anche di fronte alle battaglie difficili. Sono, perciò, a disposizione della nostra comunità politica».


Lo scambio
Ma nel frattempo su quella casella, lasciata scoperta dalla sua marcia indietro, si erano fiondati gli alleati ed il collegio era stato ceduto a +Europa. Nello specifico, al paracadutato da Roma Giordano Masini, coordinatore della segreteria nazionale. Ieri c’è stato un ulteriore tavolo della coalizione per discutere del caso Pesaro e per vedere se ci fosse margine per far tornare l’uninominale nell’alveo del Pd. Ma alla fine così non è stato. Dal canto suo, la Morani scenderà comunque in campo come terzo nome nel listino della Camera, dietro ad Irene Manzi ed Augusto Curti, Dunque senza possibilità di essere eletta. «Lo faccio per spirito di servizio: avrei fatto volentieri la battaglia con il coltello tra i denti per il collegio di Pesaro. Ma se ormai è andato agli alleati, farò la mia parte nel listino. Domani (oggi, ndr) metterò la firma per accettare quella candidatura».

C’è chi, dietro all’inversione a U di Morani, ci ha visto un modo per scaricare il barile sul partito. Per la serie: io avrei corso, siete stati voi a non volermi. Ma la diretta interessata giura che non sia così: «l’ho fatto convintamente, davvero sarei scesa in campo. In ogni caso, mi impegnerò al massimo in questa campagna elettorale». Altri parlano invece di pressioni di Base riformista per farla tornare in partita. L’unica cosa certa è che il Pd si è giocato un uninominale non semplice, ma comunque più o meno contendibile.

Mentre andava in scena questo balletto, la federazione dem del nord ha provato a giocare d’anticipo. Evidentemente, l’ipotesi di appaltare il collegio pesarese ad un nome non del territorio già circolava dalla mattinata di ieri. Altrimenti non si spiegherebbero gli scudi alzati nella lettera inviata al leader Enrico Letta ed al commissario regionale Alberto Losacco dai due vicesegretari Gino Traversini e Marco Perugini, con cui chiedevano di sostituire Morani (nel caso il passo indietro fosse diventato definitivo) con la segretaria provinciale Rosetta Fulvi. E chiudevano con la frase «non possiamo avere un nome alleato paracadutato nel collegio di Pesaro». E invece, sarà proprio così. Almeno stando agli esiti del tavolo di coalizione di ieri. Poi, come spesso si dice in queste circostanze, finché le liste non sono ufficialmente depositate, tutto può cambiare. Ma allo stato attuale delle cose, le suddivisioni tra alleati sembrano ormai fatte ed i margini di manovra sono davvero pochi. 

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