Il dolore di Stefano Marchionne, presidente della società armatrice Ilma: «Tragedia infernale, ho perso 5 colleghi e non capisco come»

Il dolore di Stefano Marchionne, presidente della società armatrice Ilma: «Tragedia infernale, ho perso 5 colleghi e non capisco come»
Il dolore di Stefano Marchionne, presidente della società armatrice Ilma: «Tragedia infernale, ho perso 5 colleghi e non capisco come»
di Maria Cristina Benedetti
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Venerdì 20 Maggio 2022, 02:30 - Ultimo aggiornamento: 15:57

ANCONA  - Era lì ad attenderli, Stefano Marchionne. A Durazzo. In quello spazio temporale vuoto di speranza, il presidente della Ilma, senza abdicare al garbo, lo ricorda, soprattutto a se stesso: «Ho perso cinque colleghi. È una tragedia infernale, durissima da accettare». Quasi si scusa per la sua umana ritrosia. «Mi perdoni non riesco a parlare in questo momento, mi creda non è tatticismo».

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Non trova riparo all’inquietudine in alcuna logica, in nessuna dinamica da ricostruire. «No, non capisco come sia potuto accadere». Da mercoledì mattina, Marchionne era nel porto albanese ad aspettare l’arrivo del rimorchiatore colpito e affondato a 50 miglia dalla costa di Bari. Quell’imbarcazione a motore era partita da Ancona per trainare il pontone Ad3, sempre della Ilma, uno zatterone galleggiante privo di mezzi di propulsione, che in Albania avrebbe dovuto essere impiegato per lavori marittimi. 


Unica a operare in quel settore nella Dorica, con pochissimi altri esempi in alto Adriatico, sono quasi trentanni, dal 1994, che la Ilma affronta le acque del Mediterraneo con rimorchiatore, pontone Ad3, motopontone Ciclope e granceola, una macchina idraulica sottomarina a frese rotanti in grado di produrre, sul fondale marino, uno scavo al di sotto dei tubi adagiati in profondità. I servizi offerti sono il massimo della competenza in un settore di nicchia: rimorchio d’altura, chiatta della gru, trasporto e sollevamento di materiale, raccolta rifiuti solidi e liquidi e antinquinamento. 


Vincenzo Amanti spezza la barriera del dolore. «La società - rammenta - impegna decine di persone, figure altamente specializzate tra ingegneri che garantiscono la fase progettuale e coloro che, a bordo, ne assicurano la messa in pratica. Sommozzatori inclusi». Il responsabile dei rimorchiatori portuali riordina il nesso di un agire che oggi nessuno vuole ricordare. «Nel nostro mondo ci conosciamo tutti, quando accadono simili disgrazie ognuno si sente coinvolto. Molto da vicino. Troppo». Ripassa i precedenti illustri dell’Impresa Lavori Marittimi con sede in via Ezio Vanoni, nell’area portuale di Ancona, che si apre di fronte alla cooperativa pescatori. «Lo scorso anno - richiama alla memoria - eseguì la risistemazione della piattaforma Api, la monoboa dove viene scaricato il greggio che poi arriva in raffineria».


Sempre la Ilma era intervenuta nelle acque di fronte all’isola del Giglio per recuperare la Costa Concordia, varata nel 2005 e naufragata il 13 gennaio del 2012. Quella nave passeggeri, l’esempio di più grosso tonnellaggio ad aver subito quella sorte, sarebbe stata poi scortata fino al porto di Genova dal motopontone Ciclope e dal rimorchiatore Franco P, quello inghiottito dal mare, la notte scorsa.

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