A bordo dell’AD3, trainato dal Franco P., c’erano 11 marittimi, tutti salvi sul pontone e oggi sciopero di 4 ore. I sindacati: «Vogliamo chiarezza»

Venerdì 20 Maggio 2022 di Teodora Stefanelli
Il pontone Adr3 era trainato dal rimorchiatore Franco P.

ANCONA - L’orrore della tragedia in mare che si palesa davanti ai loro occhi. Un incubo durato ore di cui sono stati tristi testimoni oculari. Così gli undici componenti dell’equipaggio del pontone AD 3 AN 3376 hanno visto affondare il rimorchiatore Franco P. a largo delle coste dell’Adriatico. Mentre il rimorchiatore sprofondava, infatti, l’equipaggio a bordo del pontone è rimasto alla deriva per ore. Sono stati proprio loro a lanciare l’allarme cospas-sarsat dopo le 21. Immediatamente si è attivata la Guardia costiera di Roma e sono scattate le operazioni di soccorso, coordinate dalla Capitaneria di porto di Bari, che ha inviato sul posto una motovedetta 300 e fatto convergere nella zona mezzi civili e militari, anche della guardia di finanza, nonché un aereo Manta e poi velivoli della Marina e dell’Aeronautica militare.

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La chiatta è stata quindi agganciata da un altro rimorchiatore e trainata nel porto di Bari. Per fortuna gli undici a bordo si sono salvati e sarebbero in buone condizioni. Tra i membri dell’equipaggio c’era anche l’allievo ufficiale di coperta Zaccaria El Khanoussi, ventenne appena diplomato all’istituto Nautico Volterra Elia di Ancona. Zaccaria vive ad Ancona con la sua famiglia, la stessa che ieri ha vissuto l’ansia di non sapere che fine avesse fatto il loro figlio. . Alla fine però è arrivata la telefonata che avvisava i genitori del fatto che il 20enne fosse vivo. Solo poche ore fa la famiglia ha potuto riabbracciarlo.

Tra i sopravvissuti anche Luciano Crescenzi, 48enne di San Benedetto del Tronto. Intanto questa mattina è atteso lo sciopero di quattro ore dei rimorchiatori indetto dai sindacati dei trasporti Filt Cgil -Fit Cisl- Uiltrasporti Marche, e Cgil, Cisl e Uil Ancona. Le sigle hanno espresso «solidarietà alle famiglie delle vittime» «Il rischio sulle navi spesso - spiegano i sindacati - è legato alla costituzione degli equipaggi, ai loro profili professionali , all’organizzazione del lavoro a bordo e alla definizione dei percorsi abilitanti e di formazione oltre che alla gestione delle emergenze e al complesso sistema di controllo pubblico esercitato sulle navi ai fini della salute e sicurezza sul lavoro». «Per questi motivi è da molti anni che i sindacati di categoria - ricordano - chiedono di superare la normativa specifica sulla salute e sicurezza del settore marittimo portuale. Perché simili tragedie non debbano pi avvenire» 

Ultimo aggiornamento: 15:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA