Incidenti stradali e colture devastate: la Regione Marche paga due milioni di euro l'anno per i danni dei cinghiali

Martedì 24 Maggio 2022 di Martina Marinangeli
Incidenti stradali e colture devastate: la Regione Marche paga due milioni di euro l'anno per i danni dei cinghiali

ANCONA - Ogni anno, la Regione Marche spende circa 2 milioni di euro per indennizzare i danni provocati dai cinghiali, tra incidenti stradali e devastazione delle colture. Cifra che dà una rappresentazione plastica di quanto la situazione stia andando fuori controllo.

 

Come supplemento, si profila anche il rischio legato alla diffusione della peste suina africana, patologia dei suini selvatici che è già stata rilevata in Piemonte, Liguria e Lazio. Nelle Marche, per il momento, non sono stati riscontrati casi, ma si cerca di giocare d’anticipo: Palazzo Raffaello sta valutando una serie di misure che vadano a contenere il proliferare degli ungulati, passando anche per l’eliminazione del tetto massimo degli abbattimenti e per una premialità economica finalizzata ad incentivarli. 

I dati 

Le scorribande dei cinghiali nei terreni coltivati hanno causato, nel 2021, danni per 1.066.751 euro alle imprese agricole, risarcite poi dalla Regione. A farne le spese, in particolare, le colture di girasole, mais, grano, ma anche patate, ortaggi e piselli. Le aziende colpite che presentano domanda di risarcimento sono oltre 1000 l’anno, ma poi ci sono centinaia di piccoli agricoltori che difficilmente denunciano il danno. A questa tipologia di criticità, si aggiunge poi quella legata ai sinistri stradali, con i 785.218 euro - la stima per il 2022 è di 900 mila euro - liquidati a seguito dei 478 incidenti registrati lo scorso anno. La media è di circa 400 sinistri l’anno ed in 5/6 casi al mese si registrano anche danni alle persone. Le zone maggiormente interessate dai sinistri stradali sono quelle limitrofe a parchi, riserve ed oasi, aree protette dove, nel 2021, sono stati stimati danni per 180 mila euro a carico degli enti gestori (in queste zone, infatti, non è la Regione a dover provvedere agli indennizzi).

Le zone critiche

Stessa cosa per i danni in agricoltura, che vedono sempre nelle aree protette i target più colpiti. Per fare un esempio, solo la provincia di Ancona conta oltre 300 mila euro nelle zone limitrofe alla Gola della rossa, al Monte San vicino, al Monte Conero ed all’Oasi di ripa bianca. La stima del numero di cinghiali presenti nelle Marche parla di circa 40 mila capi e nella stagione di caccia 2021/2022 gli abbattimenti hanno raggiunto le 21.168 unità. Una cifra record rispetto agli anni precedenti, ma secondo la Regione non è ancora sufficiente per arginare il problema e, per far fronte all’emergenza, Palazzo Raffaello sta valutando una serie di misure, tra l’esercizio del prelievo venatorio in forma selettiva esteso per tutto l’anno: dal 15 maggio 2022 al 15 maggio 2023, ed in forma collettiva dal 1 ottobre 2022 al 28 febbraio 2023, con un incremento di 2 mesi di caccia sollecitato dalle regioni al Governo. 

Le misure

Inoltre, si punta ad eliminare il tetto massimo di abbattimenti e si valuta l’opportunità di adottare sistemi di premialità economica atti ad incentivare gli abbattimenti, riducendo le quote di iscrizione per l’esercizio venatorio. «I danni causati dalla presenza dei cinghiali iniziano ad essere insostenibili - l’allarme dell’assessore alla Caccia Mirco Carloni -. A questo, si è aggiunto il rischio della Peste suina africana, che si muove molto rapidamente. Serve un sostegno economico per le ispezioni sanitarie ed un’implementazione delle attività di controllo. Vogliamo evitare che questo diventi uno scontro ideologico tra chi vuole andare a caccia e chi vuole abolirla. La peste suina è un problema serio che va gestito con raziocinio».

 

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