L'infettivologo Tavio: «Non si può arrivare a settembre così. Niente obbligo vaccinale? Allora si faccia tutto col Green pass»

Domenica 29 Agosto 2021 di Martina Marinangeli
L'infettivologo Tavio: «Non si può arrivare a settembre così. Niente obbligo vaccinale? Allora si faccia tutto col Green pass»

Professor Marcello Tavio, presidente degli infettivologi italiani e primario della divisione di Malattie infettive all’ospedale di Torrette, benché in numeri contenuti, ci sono persone vaccinate con ciclo completo tra i ricoverati, anche nei reparti intensivi: è un dato preoccupante o era prevedibile?
«Era prevedibile. C’erano già studi americani fatti su milioni di persone vaccinate con le due dosi: si sapeva che potevano infettarsi, finire in ospedale ed anche morire. Ma con un ordine di grandezza di molto inferiore a quello dei non vaccinati».

 

Quindi, per essere chiari: il vaccino funziona? 
«Funziona splendidamente, ed è dimostrato proprio da questi dati. I casi di ricoverati con ciclo completo di vaccino sono una minoranza e non abbiamo riscontrato decessi in questa categoria di persone. Potrebbe anche succedere, ma adesso normalmente accade che si ammalino molto di più e muoiano molto più spesso le persone non vaccinate». 

Con l’aumento dei contagi e, di conseguenza, dei ricoveri, rischiamo di tornare a vedere i reparti intasati? 
«Con la variante Delta, che è molto più contagiosa, e con milioni di persone non ancora vaccinate, è assai probabile che ci ritroveremo in difficoltà. Ecco perché bisogna marciare compatti verso la vaccinazione dell’85% della popolazione. È una follia pensare di andare verso l’autunno con una massa di 19 milioni di persone, in Italia, totalmente suscettibili in mano al Coronavirus».

Cosa si dovrebbe fare per scongiurare questo scenario? 
«Sono totalmente a favore di tutte le politiche che spingano le persone a vaccinarsi. Non si può obbligare al vaccino? Allora si usi il Green pass per fare tutto. A quel punto, se una persona vuol vivere da sepolta in casa, lo fa senza però mettere a rischio gli altri». 

A livello nazionale si sta valutando l’opzione dell’obbligo vaccinale: sarebbe d’accordo? 
«Personalmente sono d’accordo. Per tenere sotto controllo la pandemia, abbiamo bisogno di vaccinare l’85% delle persone. Sta al politico, poi, decidere come. Per il medico, tutti dovrebbero essere contenti di vaccinarsi e non servirebbe neanche l’obbligo». 

Con il vaccino che perde efficacia dopo alcuni mesi e con una variante che, in parte, lo buca, tra quanto si renderà indispensabile la terza dose? 
«È argomento di studi che non sono ancora stati pubblicati. Valutando i dati scientifici, al momento non ne vedo di indicativi che sia necessaria una terza dose. Ma su questo tema va fatta una precisazione».

Prego.
«Non è che per raggiungere la copertura vaccinale servano tre dosi: due dosi (o una nel caso di Johnson&Johnson) sono sufficienti. Quello di cui si sta discutendo ora è un eventuale richiamo, valutando quanto dura la copertura. È molto simile a quello che si fa per l’influenza».

Nel caso in cui non si raggiunga l’85% di vaccinati, che rischi corriamo? 
«Rischiamo un’ulteriore ondata».

Già dall’autunno, considerando che riaprono anche le scuole? 
«Sicuramente. La vera prova del fuoco è l’apertura delle scuole, con il rischio di circolazione del virus molto superiore a quello di adesso». 

Se anche dovesse esserci un’altra ondata, le vaccinazioni fatte non dovrebbero almeno mettere al riparo gli ospedali dalla paralisi dell’attività ordinaria? 
«È quello che ci auguriamo, ma tutti abbiamo un po’ di responsabilità affinché questo si verifichi: una responsabilità verso noi stessi e verso la comunità, che tutte le persone educate al senso civico dovrebbero sentire».

In ogni caso, il sistema sanitario riuscirebbe a reggere un’altra ondata? 
«Sì. Il sistema non è diventato più fragile nel frattempo, ma più robusto».

Il Covid è stato spesso paragonato alla Spagnola, che è scomparsa in un paio d’anni: come è stato possibile? E perché invece il Covid non ha lo stesso decorso? 
«Sono due virus diversi, quindi le dinamiche che mettono in campo con la popolazione suscettibile cambiano. La Spagnola, per diventare “buona”, ha contagiato la gran parte del mondo. All’epoca non c’erano vaccini o terapie, quindi la quasi totalità del pianeta si è presa l’influenza e 60 milioni di persone hanno pagato il conto, mentre gli altri si sono immunizzati, con anticorpi in grado di domare il virus. Ora ci sono vaccini e politiche attente a contenere la diffusione del contagio».

 

Ultimo aggiornamento: 16:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA