Lube, Clabo, Pfizer e Sabelli: nelle Marche si parte con il Green pass per le mense aziendali

Martedì 24 Agosto 2021 di Andrea Taffi
Lube, Clabo, Pfizer e Sabelli: nelle Marche si parte con il Green pass per le mense aziendali

«Fino a poco prima della chiusura pre ferie, chiedevamo agli esterni il green pass per l’accesso alla mensa aziendale. Dalla prossima settimana, quando riapriremo, lo chiederemo a tutti. Per chi non lo esibirà prepareremo un gazebo all’esterno dove il dipendente potrà consumare il pasto». Gianluca Pallotta è il responsabile della sicurezza della Lube cucine. Gli ultimi giorni prima della ripresa dello stabilimento di Passo Treia, previsto per lunedì prossimo, sono dedicati alla messa a punto delle norme chiarite lo scorso 14 agosto in una delle Faq (acronimo inglese che sta per : le domande più frequenti) sul sito del ministero.

 

Non tutti hanno scelto la posizione definitiva, molti sono ancora nel limbo. In Clabo a Jesi, per esempio, hanno le idee chiare. «Noi riteniamo il green pass uno strumento indispensabile - commenta il presidente del consiglio di amministrazione Bocchini - non solo per l’accesso alle mense ma anche per l’accesso ai luoghi di lavoro in generale. Se è vero che i protocolli di sicurezza, fino ad oggi, hanno dato buoni risultati rispetto al contenimento dei contagi, è altrettanto vero che le nuove varianti del virus risultano essere molto più contagiose delle precedenti ed i protocolli anti Covid andrebbero aggiornati». 
Il provvedimento legislativo
Bocchini ritiene altresì che «attendere un provvedimento legislativo in materia è un gioco al ribasso in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro al quale non intendiamo partecipare. Rispetto al dovere che abbiamo, come azienda, di preservare gli ambienti di lavoro dal contagio con tutti gli strumenti a disposizione il green pass ci sembra quello migliore». Un occhio, quello sì, per attendere «l’esito delle interlocuzioni in corso tra Confindustria e parti sindacali, ma auspichiamo una rapida svolta nell’atteggiamento del sindacato nella speranza che il senso di responsabilità prevalga su tutto il resto, come correttamente sottolineato di recente anche dal presidente Bonomi».
Chi è già partito
«Noi abbiamo riaperto ma già il giorno prima qualcuno era rientrato a lavoro e con l’azienda che gestisce la mensa ci siamo subito interfacciati. Gli operatori erano subito pronti con l’applicazione ufficiale per il controllo dei codici - sottolinea il direttore dello stabilimento ascolano della multinazionale Elantas Francesco Di Addezio - Il discorso della violazione della privacy non è applicabile e non c’è nessuna violazione perché il Green pass viene solo controllato e non acquisito, senza un trattamento dei dati. C’è sempre la possibilità di prendere il lunch box e portarlo all’esterno. Non abbiamo avuto problemi ad oggi, pochi quelli che non hanno il Green pass hanno mangiato fuori. Attualmente abbiamo raggiunto un ottimo livello di immunizzazione da vaccino o guarigione: la percentuale è di circa l’85%». Stesso ragionamento alla Pfizer dove a chi non ha il Green pass viene consegnato il lunch box da consumare altrove. 
Dal farmaceutico al food
Dalla multinazionale del settore farmaceutico a un’azienda che è in un periodo di alta stagione «Non abbiamo una mensa vera e propria - siega l’Ad di Sabelli Galeati - ma tutti quelli che lavorano nel punto vendita aziendale hanno il Green pass. Nell’area ristoro stiamo verificando con i consulenti la predisposizione di un’autodichiarazione del dipendente per il possesso del Green pass». C’è sempre il problema del rispetto dei dai personali e quelli che riguardano la salute sono considerati ancora più importanti, tecnicamente super sensibili.
I dati supersensibili
«Il quesito maggiore è come non ledere la privacy e utilizzare gli spazi in sicurezza- contina Galeati, amministratore delegato della Sabelli - Sui dipendenti ci stiamo attrezzando: non abbiamo obbligato nessuno, non abbiamo censito la popolazione dei vaccinati dei dipendenti perché le pause le fanno all’aperto». 

 

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