Coronavirus e scuola: nelle Marche 174 focolai tra i banchi in quattro mesi di lezioni

Lunedì 18 Gennaio 2021 di Lorenzo Sconocchini
Coronavirus e scuola: nelle Marche 174 focolai tra i banchi in quattro mesi di lezioni

ANCONA - Quanto incide la riapertura delle scuole sulla curva epidemiologica? Un quesito cruciale che ha spinto diversi governatori a posticipare il ritorno tra i banchi per gli studenti delle superiori, in attesa che i numeri del contagio tornassero a scendere.

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Nelle Marche, sarà didattica a distanza al 100% ancora per una settimana, e la scelta fatta dalla giunta Acquaroli ha scatenato non poche proteste. Il problema è che non si ha ancora una contezza precisa sull’impatto che il ritorno in classe in presenza avrebbe sulla diffusione del virus – l’unica certezza è che rende molto più complesso il tracciamento - , ma l’Istituto superiore di sanità ha elaborato un rapporto per evidenziare le eventuali correlazioni.

 

I contagi 

Dallo studio datato 30 dicembre emerge che nella nostra Regione, tra il 31 agosto ed il 27 dicembre, sono stati rilevati 174 focolai attivi di probabile origine scolastica – numero che ci accomuna ad un territorio ben più vasto, come la Toscana, ma non tra i più alti d’Italia –, con un picco di 34 tra il 26 ottobre ed il 1 novembre, seguito dai 28 della settimana successiva. Considerando l’andamento della curva epidemiologica per classi di età, il picco è stato raggiunto prima per gli adolescenti di 14-18 anni e 11-13, seguiti dai bambini delle primarie di 6-10 anni e, infine, da quelli delle scuole per l’infanzia di 3-5 anni. Una prima stretta sulla scuola, Palazzo Raffaello la dà il 24 ottobre, con un’ordinanza che fissa al 50% la dad alle superiori. Percentuale salita al 75% a stretto giro di posta per arrivare al 100% al 3 novembre. «La chiusura delle scuole – ricorda il rapporto dell’Iss – è stata adottata in tutto il mondo per frenare la diffusione di Covid-19. Tuttavia, l’impatto della chiusura e della riapertura delle scuole sulle dinamiche epidemiche rimane ancora poco chiaro». 

La trasmissione

Questo perché, nell’analisi dei dati sui focolai, «spesso non è stato possibile stabilire con certezza che la trasmissione sia avvenuta in ambito scolastico e che la scuola sia stata la fonte di infezione». In molti casi è impossibile distinguere, ammette il report, «tra trasmissioni che avvengono in classe e quelle legate ad attività e comportamenti al di fuori della scuola, come l’uso di trasporti pubblici o le attività del tempo libero». Inoltre, non è stata riscontrata un’associazione significativa tra l’apertura scolastica scaglionata nelle diverse regioni italiane e l’aumento dell’infezione nella popolazione generale. Ciò che invece ha potuto constatare l’Iss è come l’incidenza delle infezioni sia inferiore negli studenti di qualsiasi ciclo, rispetto alla popolazione generale. Infine, «almeno nel caso dei bambini delle elementari, il tracciamento dei contatti nelle scuole conferma che hanno meno probabilità di trasmettere il virus». In ogni caso,la conclusione dell’Iss è che, «allo stato attuale delle conoscenze, le scuole sembrano essere ambienti relativamente sicuri, purché si continuino ad adottare le precauzioni ormai consolidate, e si ritiene che il loro ruolo nell’accelerare la trasmissione del coronavirus sia limitato».

 

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