Covid, Marche zona arancione per l'aumento dei casi a novembre. Acquaroli: «Scelta incomprensibile»

Sabato 14 Novembre 2020 di Maria Teresa Bianciardi
Covid, Marche zona arancione per l'aumento dei casi a novembre. Acquaroli: «Scelta incomprensibile»

ANCONA - Una settimana, l’ultima di ottobre, con un indice di contagio da Coronavirus decisamente basso - 1,01 - che ha fatto tirare anche un breve sospiro di sollievo in Regione. Poi nei primi sette giorni di novembre l’Rt è schizzato a 1,55 con la scoperta di alcuni focolai Covid (come quelli nelle case di riposo) e dal quel momento, per gli esperti romani, le Marche sono state automaticamente candidate alla zona arancione.

 

Quella che da domani chiude ristoranti, bar, gelaterie e pasticcerie consentendo solo l’asporto e le consegne a domicilio. Ma soprattutto quella che relega 1,5 milioni di cittadini dentro i confini comunali. 


L’amarezza
«Una decisione grave e incomprensibile presa senza un minimo di confronto», sbotta il governatore Francesco Acquaroli al termine di una giornata difficile - l’ennesima - passata in collegamento con il premier Conte. «Non ce l’aspettavamo. Nella media bisettimanale, quella che solitamente orienta le scelte, il nostro Rt era di 1,35. Non solo. Negli ultimi giorni i contagi sono rimasti stabili anche se alti e pure i ricoveri nelle terapie intensive non hanno subito grandi variazioni». Insomma, non c’era da stare allegri, ma nemmeno arrivare ad ipotizzare questo repentino cambiamento di scenario. Tanto che il governatore proprio ieri stava studiando un’ordinanza contro gli assembramenti da portare oggi in giunta, quando - verso le 16 - è arrivata la comunicazione del ministro Speranza, che ha anticipato il passaggio alla fascia intermedia delle restrizioni. Una doccia gelata. «Questa classificazione fino a all’altro ieri non era prevista - insiste il presidente della Regione - seppure negli ultimi due giorni i numeri dei positivi siano oggettivamente cresciuti, in particolare quello dei sintomatici».


La critica
L’indice settimanale che ha determinato lo scatto verso l’arancione, il ministero lo aveva già a disposizione martedì e Acquaroli non se ne capacita: «Potevano avvisarci che stavamo passando da un’area all’altra, avremmo avuto anche il tempo di annunciare il cambiamento a tutti i settori coinvolti nell’ulteriore stretta. Ma soprattutto avremmo avuto modo di dire la nostra». Questa mattina alle 10 la giunta si riunirà come ogni fine settimana per valutare l’avanzare del Coronavirus nelle Marche: già archiviata l’ordinanza, la quinta, che avrebbe dovuto incidere in maniera pesante sugli assembramenti. «Fin dall’inizio del mandato abbiamo cercato di anticipare i divieti per frenare la seconda ondata pandemica - ribatte Acquaroli - ed eravamo pronti a intervenire ancora, consapevoli che bisogna frenare la corsa del virus e dei contagi». Ieri il numero dei positivi nelle Marche è salito a 740, pari al 35,7% dei tamponi effettuati nel percorso nuove diagnosi ( 2.073), mentre sono deceduti altri otto pazienti Covid (tre di questi con diagnosi accertata nelle scorse ore). L’osservatorio epidemiologico delle Marche sta analizzando gli ultimi dati proprio in queste ore e domani avrà il quadro chiaro della situazione dell’ultima settimana. Ma dai numeri disponibili sembra ci sia in regione una stabilizzazione dei casi, che restano comunque molto alti: si sarebbe fermata la moltiplicazione dei contagi con un aumento però dei sintomatici. Particolare di non poco conto, che potrebbe mandare sotto stress il sistema sanitario. Il giro di vite dovrà servire a spezzare una catena che continua a fare paura.

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