Andrea Giacometti, primario di malattie infettive Ospedali riuniti. «Casa, amici e parenti: così prendono il Covid quasi tutti i ricoverati»

Domenica 10 Gennaio 2021 di Maria Cristina Benedetti
Andrea Giacometti, primario di malattie infettive Ospedali riuniti. «Casa, amici e parenti: così prendono il Covid quasi tutti i ricoverati»

ANCONA - Dal vaccino alla lezione di democrazia. Andrea Giacometti lavora di fantasia per affermare: «Ci salverà». Il primario della clinica di Malattie infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona dà le coordinate del farcela: «Siamo poco dopo l’entrata, non ancora a metà del tunnel».
Professore, i contagi aumentano. C’è bisogno di evocare una nuova ondata? 

 

 
«No, non siamo ancora fuori da quella che stiamo vivendo dal 2 agosto, quando a Torrette è arrivato il primo ricoverato della seconda fase. A metà settembre tutti i 40 posti Covid, tra divisione e clinica di malattie infettive, erano occupati».


E oggi? 
«La situazione è identica: zero postazioni a disposizione. La rianimazione è più fluttuante, c’è chi migliora, e viene spostato in altri reparti, e chi non supera la malattia». 


Il sistema sanitario marchigiano come sopporta le sollecitazioni di un virus che continua a rialzare la testa?
«Tiene bene. Resiste grazie alla rete che s’è creata tra i vari ospedali del territorio e alla sinergia all’interno delle stesse strutture».


Il piano allora funziona?
«Importante è anche il supporto del Covid Hospital di Civitanova». 


La pandemia cambia andamento. La variante inglese sta generando allarme? 
«A Torrette finora non abbiamo avuto ricoverati. Tuttavia una mutazione epidemiologica c’è stata». 


Si spieghi.
«In estate, tra agosto e settembre, e fino a metà di ottobre, il 30-40% dei pazienti positivi era straniero: giovani lavoratori, spesso dei cantieri navali, provenienti da Bangladesh, India, Pakistan, Nord Africa. Adesso sono tutti italiani e in età avanzata». 


Le caratteristiche dell’esordio?
«Esatto, quando a cadere sotto i colpi del Coronavirus erano soprattutto gli anziani». 


Mi perdoni se insisto. Il plasma iperimmune pare che protegga anche dalla variante inglese. Un buon segnale? 
«Lo studio al quale ho partecipato anch’io s’è appena concluso. Ora si fanno i conti per capire che tipo di risposta garantisce. Sono convinto che possa funzionare perché è costituito da un pool di anticorpi. Ma c’è pur sempre un limite».


Quale? 
«La disponibilità di plasma è ridotta, dipende dai donatori. Per ora se ne fa uso compassionevole, nonostante non sia ancora stata completata la fase di sperimentazione si somministra nei casi più disperati. Noi ne abbiamo 100 dosi a disposizione». 


Dall’andamento dei tamponi si nota che la carica virale è più virulenta. Molti arrivano al terzo e risultano ancora positivi. Cosa significa? 
«L’aggressività non viene determinata dal test, ma dalla reazione del singolo paziente. Il virus è sempre lo stesso, è il corpo che reagisce in modo diverso».


Informazione non trascurabile.
«Difatti ci sono ricerche in corso per capire cosa rende un soggetto più sensibile al Covid e da qui determinare la giusta scala di priorità al vaccino». 


A proposito, ci salverà? 
«Credo di sì. Ma ci vorrà del tempo e ne ricaveremo un insegnamento di democrazia».


Prego? 
«Se noi pro vax, che in Italia siamo il 70%, ci vacciniamo tutti, arriviamo alla copertura della popolazione necessaria a garantire l’immunità di gregge, ovvero la capacità di un gruppo di resistere all’attacco di un’infezione. E salviamo anche i no vax». 


Siamo ancora nella parte più buia del tunnel?
«Siamo poco dopo l’entrata, non ancora a metà. Dobbiamo ancora stare molto, molto attenti». 


È d’accordo sul fatto che nessuna stretta potrà generare effetti se le persone, individualmente, non adottano misure di sicurezza per sé e per gli altri? 

«Assolutamente sì. Quasi tutti i nostri ricoverati non si sono contagiati in autobus oppure a scuola. Ma a casa, tra amici e familiari».


Le sue istruzioni per l’uso? 
«La mascherina, se necessario anche tra le mura domestiche. Funziona. Non è un caso che quest’anno influenza e raffreddori non sono ancora arrivati. La prova del nove». 


E questo aprire e chiudere il Paese ha un senso? 
«Il primo lockdown ha prodotto un effetto miracoloso: da fine maggio al 2 agosto abbiamo solo dimesso. Tornare allo stop totale è impensabile. E allora, massima allerta».

© RIPRODUZIONE RISERVATA 

Ultimo aggiornamento: 10:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA