Corinaldo, chiusa l'inchiesta bis per la strage alla Lanterna Azzurra: gli indagati sono 19/ La lista completa

Sabato 1 Agosto 2020 di Federica Serfilippi
Corinaldo, chiusa l'inchiesta bis per la strage alla Lanterna Azzurra: gli indagati sono 19/ La lista completa

ANCONA - Dopo la banda dello spray, tocca a chi, per «negligenza, imprudenza e imperizia» ha lasciato che la Lanterna Azzurra si trasformasse in una trappola mortale: «Un locale totalmente inidoneo sia dal punto di vista strutturale, che da quello giuridico, all’uso cui era destinato», ovvero il pubblico spettacolo. È stata notificato ieri l’atto che sancisce la conclusione delle indagini preliminari volte a ravvisare le responsabilità colpose della strage che a Corinaldo, la notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018, fece circa 200 feriti e sei vittime, una mamma e cinque adolescenti.

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L’inchiesta è stata chiusa subito dopo la sentenza che in abbreviato ha condannato i sei ragazzi della Bassa Modenese accusati di aver spruzzato la sostanza urticante che, per la procura, aveva contribuito a scatenare il fuggi fuggi scomposto dal locale di via Madonna del Piano, nella notte in cui sul palco doveva arrivare il trapper Sfera Ebbasta. Rispetto all’avviso della seconda proroga delle indagini (risale a maggio), è stato aggiunto un indagato. 
 
La notifica
Si tratta del riminese Alessandro Righetti, il 30enne che – stando ai riscontri investigativi – la notte della tragedia era l’addetto alla sicurezza dell’uscita numero 3, quella della balaustre esterne crollate sotto il peso di centinaia di ragazzi in fuga dall’aria resa irrespirabile dalla capsaicina. Per la procura, al momento della ressa, non si sarebbe attivato né per sollecitare l’intervento di personale di supporto, né per indirizzare verso un’area sicura le persone in fuga. Nel capo d’imputazione è stata inserita anche la Magic srl, la società che gestiva la discoteca. Per il resto, rimangono all’interno dell’inchiesta i 17 indagati originari: i proprietari dell’immobile, i rappresentati della società di gestione, il dj del locale, il responsabile della sicurezza la notte di Sfera, i componenti della Commissione di Vigilanza sui locali di Pubblico Spettacolo (presieduta dal sindaco di Corinaldo Matteo Principi) e due consulenti esterni. Anche le ipotesi di reato non hanno subito cambiamenti. A tutte le 18 persone fisiche viene contestata la cooperazione in omicidio colposo plurimo, le lesioni (anche gravi) di 197 persone, il disastro colposo perché – secondo la procura – il locale non poteva essere destinato all’attività di intrattenimento e di pubblico spettacolo e non garantiva le necessarie condizioni di sicurezza in caso di emergenza.
Le responsabilità
Stando ai pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai i sei componenti della Commissione, il 12 ottobre 2017, nel verbale d’adunanza a seguito di un sopralluogo avvenuto alla Lanterna il giorno stesso, avrebbero falsamente attestato la sussistenza delle condizioni previste dalla legge per rilasciare la licenza di pubblico spettacolo alla Magic. Il falso in certificati, originariamente ipotizzato anche per i proprietari del locale e il loro consulente, è rimasto solamente per il legale rappresentante della Magic e l’ingegnere della società incaricato di certificare i parametri micro climatici del locale. Per quanto riguarda le difformità contestate e gli aspetti che hanno fatto vacillare la sicurezza, gli inquirenti (grazie alla perizia tecnica redatta dall’ingegner Mangione del Genio Carabinieri), puntano il dito sull’inadeguatezza della rampa (pendente l’8% in più rispetto a quanto consentito) dell’uscita numero 3, delle scale (sdrucciolevoli e prive di misure costanti) e le sue balaustre, realizzate – dice la procura – in modo artigianale, del tutto prive delle caratteristiche di sicurezza e in pessimo stato manutentivo. Il perito aveva ravvisato anche lacune nelle altre uscite di sicurezza e il piano di emergenza. La capienza: la pista principale prevedeva un affollamento massimo di 362 persone. Per gli inquirenti, la notte della tragedia ce ne erano almeno 1.158. E ancora: stando alle risultanze investigative, l’immobile risultava essere destinato a magazzino agricolo, privo delle necessarie opere di urbanizzazione e sprovvisto del certificato di agibilità edilizia. 
Le contestazioni
Peraltro, è contestata anche la realizzazione abusiva del parcheggio, così come alcune opere del locale (guardaroba, bar). L’avvocato Magistrelli, difensore di Manna e Milani: «Ci sono molte imprecisioni nel capo d’imputazione perché il locale era classificato come sala da ballo dal 1963. Poi, è stata ampliata e condonata nel 1986 una porzione di discoteca. Chiediamo di essere immediatamente interrogati per chiarire le imprecisioni e fare piena luce sull’intera vicenda».

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