Le mire abruzzesi sullo scalo dorico, il sindaco di Ancona scrive al Corriere Adriatico: «Segretario del porto, è da irresponsabili giocare con il Cencelli»

Lunedì 27 Settembre 2021
Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona, interviene sul dibattitto per le nomine all'Autorità portuale

ANCONA - Lo stallo dell’Autorità portuale di sistema del mare Adriatico centrale - che ha competenza sui porti di Ancona, Pescara, Ortona, Falconara, Pesaro e San Benedetto - è una partita doppia. La prima riguarda la nomina del presidente, che arriva dal ministro d’intesa con i presidenti delle regioni interessate (Marche e Abruzzo). In questo caso da 52 candidati sono rimasti in sette a contendersi l’incarico. La seconda partita invece è quella del segretario, vertice della struttura di gestione. L’uscita di scena di Matteo Paroli ha lasciato in sospeso i grandi temi aperti: la nomina compete al presidente ma siccome la politica non è mai troppo lontana dal nome scelto per un incarico, ecco che già si parla di un presidente scelto dalle Marche e di un segretario indicato dall’Abruzzo. Perché i governatori delle regioni in ballo appartengono allo stesso partito, FdI, e il patto sarebbe stato suggellato. Ma di fronte a questa spartizione geopolitica il Corriere Adriatico - unico a difendere gli interessi del territorio - si è opposto con forza, a tal punto da provocare la reazione infastidita del presidente del consiglio della Regione Abruzzo Lorenzo Sospiri. Oggi c’è il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, a dire la sua.

 

Caro Direttore,
sento la necessità di intervenire su alcune questioni relative alla governance dell’Adsp, che il giornale sta seguendo da mesi. Non intendo entrare nel merito della nomina del presidente. Tutti sanno come sono andate le cose. Spero solo che si faccia presto perché ormai da un anno, da quando la presidenza Giampieri entrò nella fase di prorogatio prima e di commissariamento poi, è come lavorare con il freno a mano tirato. E posso solo ringraziare l’ammiraglio Pettorino per come sta svolgendo il suo ruolo oggi, altrimenti staremmo ancora peggio. 


I rapporti con l’Abruzzo
Detto questo credo invece sia opportuno ribadire alcune cose sui rapporti con i porti abruzzesi e sul ruolo del segretario. Sono sinceramente convinta che l’estensione delle competenze del porto di Ancona ad altri porti di rilievo statale marchigiani e abruzzesi sia una grande opportunità per fare sistema e creare sviluppo. Per questo abbiamo sempre appoggiato le iniziative che potevano aiutare tutti a crescere. Per esempio la possibilità che i porti abruzzesi entrassero nella rete dei corridoi europei sia quando il governatore Acquaroli sostenne l’Abruzzo perché entrasse nel corridoio adriatico sia quando lo fece l’Adsp per un corridoio trasversale. Questo perché stare o non stare in quella rete fa la differenza tra essere marginali e non esserlo, avere accesso a specifici fondi europei o non averne. Il porto di Ancona è dal 2014 nel corridoio Scandinavo Mediterraneo e da poco in quello Adriatico Baltico. 


La responsabilità
È già nella rete, ha ottenuto fondi per fare diverse iniziative, come la progettazione dei binari per l’intermodalità in darsena, o le innovazioni più avanzate per il sistema dogane. Ecco, il porto di Ancona ha la responsabilità di far crescere tutti e giustamente. Come è positiva l’azione delle regioni per recuperare fondi dal Pnrr. Era giusto farlo e non si può non accogliere positivamente il risultato di tante risorse portate in cassa. Ma fa bene il suo giornale a ricordare qualche numero per dare la giusta proporzione alle cose. Il porto di Ancona rappresenta la quasi totalità del traffico di merci e passeggeri. Poi sì ci sono vocazioni specifiche, cantieristica a Pesaro, rinfuse a Ortona, pesca a San Benedetto, ma i numeri parlano chiaro. Sui passeggeri siamo prossimi al 100% dei traffici e sulle merci siamo oltre il 90% (e almeno l’80% dell’occupazione). Questi numeri si traducono in entrate di milioni di euro da Iva, tasse di imbarco e sbarco. Sì direttore, parliamo di milioni di euro l’anno, non uno stock una tantum. 


La gestione 
Quelle risorse servono sicuramente a far crescere il sistema ma servono soprattutto alla gestione e agli investimenti del porto di Ancona e alle mille necessità di coloro che sulle banchine lavorano, giorno per giorno. Ed è per questo che non mi fa stare tranquilla sapere che anche la figura del segretario generale possa essere oggetto di spartizione politica, addirittura territoriale. Il segretario generale di un’Adsp che gestisce 5 porti (nominato dal presidente) deve essere una persona competente, capace di gestire la macchina organizzativa, attento nella gestione del bilancio dell’ente e di quelle risorse che ricordavo. Sapendo bene pesi e ruoli di ciascun porto, che i numeri raccontano bene.


La riflessione
Giocare con i manuali Cencelli o le spartizioni politiche invece, da qualunque parte esse arrivino, è da irresponsabili, non offre certo le garanzie che sarebbero necessarie per la gestione. Torno a dire… si faccia presto, il tempo è già scaduto, ma soprattutto si faccia bene.

 

Ultimo aggiornamento: 14:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA