Sotto il mare delle Marche tante sorprese per sub e amanti di archeologia subacquea. Dai cavallucci marini a tanti altri esseri speciali da ammirare

Un cavalluccio marino
Un cavalluccio marino
di Veronique Angeletti
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Sabato 14 Agosto 2021, 04:45 - Ultimo aggiornamento: 15:09

ANCONA - Il tratto marchigiano dell’Adriatico non smentisce Jacques Yves Cousteau. «Il Mare affermava l’oceanografo francese, una volta lanciato il suo incantesimo, ti tiene sempre nella sua rete di meraviglie». A chi lo vuole esplorare regala tante emozioni: canaloni, grotte e l’opportunità di nuotare circondati da una ricca vita marina. Quasi la metà delle specie marine dell’intero Mediterraneo sono ospiti dei nostri fondali. Una biodiversità perno della mappa delle immersioni stilata da Marco Giuliano del Centro Sub Monte Conero.

 

Master instructor Padi, la principale organizzazione di addestramento subacqueo del mondo, accompagna gli appassionati nel blu profondo. Tuttavia, non prima di aver spiegare le peculiarità delle Marche dove, di nuovo, la Regione manifesta il suo plurale anche nel suo tratto di mare.
Marco prima di tutto informa che le profondità massime davanti al promontorio del Conero sono in media di 13-14 metri fino ad una distanza dalla costa di circa 1-1,5 km. E ricorda che deve il suo nome di “gomito d’Italia” perché spezza la costa adriatica in due tratti con orientamento diverso «il che ha lasciato – spiega – dei fondali rocciosi e frastagliati che ospitano numerosissimi organismi che le usano come ancoraggio e sfruttano gli anfratti per nascondersi». Per stuzzicare la curiosità di chi lo segue, getta le informazioni con la lenza. Parte dal “Scoglio del Trave”, la più caratteristica formazione rocciosa della costa anconetana. «Si prolunga verso il mare per circa un chilometro, e per buona parte emerge appena sopra la superficie. Una leggenda vuole che un tempo si prolungasse sino all’altra sponda dell’Adriatico, come simbolo di fratellanza, ma che la furia degli elementi lo distrusse lasciandogli così l’aspetto di un ponte crollato».
La morfologia del fondo è costituita da una serie di grossi massi che scendono verso la sabbia. «Un labirinto di cavità che ospita una grande quantità di specie incrostanti come spugne, tunicati, briozoi, molluschi, granchi rari e vari nudibranchi, un tripudio di colori che ne fanno un paradiso per il biologo e il fotografo subacqueo». La seconda tappa la riserva ai faraglioni, a “Le due sorelle”. «Il nome sembra sia stato dato perché a guardarli da lontano questi scogli sembrano due suore in preghiera. La profondità varia dagli 8 ai 13 metri». Racconta che sotto la superficie, verso la base, gli scogli si allargano e che, fra i due, c’è un passaggio con il fondo costituito da grossi ciottoli. Che lungo le pareti rocciose si trovano spugne di diversi colori e spirografi bianchi e rosa dalle grandi corolle. E anche che d’estate, si può incontrare la lepre di mare, l’Aplysia.
Notizia che ci prepara ad altre notizie. Davanti ai faraglioni, tra i 7 e i 14 metri di profondità, si trovano i resti del mercantile “Potho”, affondato nel 1962 dopo aver urtato gli scogli durante una tempesta. «Il mare – sottolinea - si è appropriato dei resti dell’imbarcazione che si sono integrate con la vita di scogliera. Si vedono alcune parti integre delle due caldaie che il timidissimo pesce anguilliforme detto “gronco” ha scelto come habitat. Ha trovato rifugio nei fori per lo scambio del calore. Mitili e spugne di tutti i colori, invece, hanno trovato ospitalità sulle superfici verticali e l’astice ha fatto la sua casa delle lamiere». Aggiunge che di fianco al relitto, sul fondo, ci sono tuttora l’albero, i verricelli e un’enorme elica. Poi, c’è un’altra nave da visitare. La “Nicole” affondata da un’altra tempesta nel 2003, a pochi minuti del porto di Numana, giace in perfetto assetto di navigazione.
Ma, per Marco Giuliano, la più interessante immersione rimane a Sirolo, quella davanti alla parete a strapiombo dei Sassi Neri. Proprio davanti alla spiaggia che prende il nome dal colore scuro dei ciottoli del fondo. «E’ la zona ideale dove vivere l’emozione del mare in notturno. La profondità è di circa 10 metri e il fondale è il regno degli spirografi. Un giardino fiorito dove c’è il cavalluccio marino. La sua peculiarità sono una serie di piccoli canaloni tutti paralleli alla linea di costa. In autunno, si riproducono i polpi». Infine, invita a gettare l’ancora due passi verso nord, all’inizio della baia di Portonovo. «Si tratta di un’immersione diversa dalle altre per morfologia. E’ la “Secca dell’Ospedale”. Un agglomerato di enormi massi accatastati dove ci sono passaggi stretti e grotticine». Un altro luogo dove vedere, con cura, esseri speciali.

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