Appello dei sindaci del cratere: «Aumentare i contributi del 30% o la ricostruzione non ripartirà»

I sindaci durante l'incontro
I sindaci durante l'incontro
di Monia Orazi
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Lunedì 25 Aprile 2022, 09:30

PIEVE TORINA - I soldi per ricostruire le abitazioni private non bastano a causa del caro prezzi dei materiali, ieri mattina i sindaci dell’entroterra guidati dal presidente della Provincia Sandro Parcaroli hanno fatto fronte comune per chiedere al commissario Giovanni Legnini ed al governo di far salire almeno del 30 per cento i cosiddetti costi parametrici, cioè i fondi riconosciuti ai cittadini per ricostruire le proprie case. L’attuale bozza di ordinanza prevede un aumento del 20% complessivo, ritenuto insufficiente dai sindaci. 


L’incontro si è tenuto in piazza Santa Maria Assunta a Pieve Torina, circondata da case inagibili e demolite, tutte da ricostruire. Ha aperto l’incontro il presidente della Provincia Sandro Parcaroli: «Ci sono ancora troppi problemi aperti: quello delle scuole per le quali cui si devono mantenere le deroghe per la formazione delle classi almeno per altri tre anni, altrimenti se si perdono le scuole i ragazzi non tornano più; c’è un’economia che non riparte sulla quale si susseguono emergenze da sei anni. Il forte aumento dei prezzi delle materie prime blocca la ricostruzione, c’è una bozza di ordinanza da quattro miliardi di euro, ma non basteranno per la ricostruzione. Vogliamo discutere in modo non polemico ma costruttivo, facendo sapere alle istituzioni ciò di cui questi territori hanno bisogno: un aumento dei costi parametrici, che permetta di coprire i costi della ricostruzione».


Per far comprendere le difficoltà sono stati forniti alcuni dati: il prezzo dell’acciaio è aumentato dell’80%, quello del legno del 100% in un anno, il cemento del 25% solo negli ultimi quattro mesi e l’energia elettrica dal 2020 addirittura del 300%. «Con questo incontro vogliamo lanciare alle istituzioni un grido di dolore - ha detto il sindaco di pieve Torina Alessandro Gentilucci -, per garantire a questi territori l’opportunità di un rinascita. Già nel 2016 abbiamo ricevuto un contributo di 1.450 euro al metro quadro per la ricostruzione, lo stesso del terremoto dell’Emilia Romagna del 2012, siamo già dunque partiti con mezza marcia in meno. L’ordinanza 100 lo ha ridotto ulteriormente del 10%. Nel luglio 2021 c’è stato un adeguamento parametrico con l’aumento del 6% , che è insufficiente a coprire i maggiori costi». 


Per questo nella bozza di ordinanza si prevede un incremento del 14%, con effetto retroattivo: «l’ammissione quindi di un errore fatto a luglio 2021. Con questo 14% - ha continuato il sindaco - nei territori devastati dal terremoto non si riuscirà a ricostruire, perché abbiamo tante case unifamiliari e bifamiliari con molta superficie. Abbiamo anche notato una sperequazione riguardo al superbonus col resto d’Italia. Lanciamo un appello affinché l’aumento del contributo sia almeno del 30%, adeguato all’aumento dei prezzi. Il nostro è un grido di dolore a nome dei cittadini che vogliono ricostruire le loro abitazioni da capo». 


Un altro tema toccato da Gentilucci è stata la rappresentanza nella cabina di coordinamento gestita dal commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini che per i comuni è coperta dal sindaco di Ancona Valeria Mancinelli, ha detto Gentilucci: «Questa occasione deriva dalla mancanza dei sindaci del nostro territorio in cabina di coordinamento. Deve esserci un punto di riferimento per i centri colpiti dal sisma, non qualcuno di Ancona». Sono intervenuti i rappresentanti dei comuni di Fiastra, Serravalle di Chienti, San Ginesio, Ussita, Bolognola, Visso, Pieve Torina, Esanatoglia, Fiuminata, Pioraco, Sefro, Gagliole e Monte San Martino. Sono intervenuti anche alcuni sindaci, tra cui Pietro Tapanelli di Sefro: «Sulle scuole chiediamo la deroga, lo Stato con una mano dà e con l’altra toglie, quindi c’è qualcosa che non va, vogliamo che sia invertita la rotta altrimenti ci rivolgeremo alla Procura della Repubblica».


Gli ha fatto eco Vincenzo Felicioli, sindaco di Fiuminata: «L’ordinanza 109 ha stanziato una serie di importi che però non sono sufficienti per ricostruire le opere pubbliche. L’Ufficio speciale ricostruzione ha riconosciuto gli importi richiesti con fondi maggiorati rispetto all’ordinanza 109, ma la struttura commissariale non ha coperto questa differenza, se non si ricostruiranno scuole, teatri, case di riposo non si ripartirà con questi territori».

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