Delitto di Rosina Carsetti, Arianna scrive ad Enea dal carcere

Domenica 28 Febbraio 2021
Arianna Orazi ed Enea Simonetti

MONTECASSIANO Dal carcere di Villa Fastiggi a Pesaro Arianna Orazi scrive una lettera al figlio Enea Simonetti recluso al carcere di Montacuto, ad Ancona. Madre e figlio sono in carcere dal 12 febbraio scorso dopo che il gip del Tribunale di Macerata, Giovanni Maria Manzoni, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in merito all’omicidio della 78enne Rosina Carsetti avvenuto il pomeriggio della vigilia di Natale nella villetta di via Sandro Pertini a Montecassiano dove l’anziana viveva con il marito Enrico Orazi (anche lui indagato per l’omicidio della moglie ma a piede libero, ndr) e da un anno anche con la figlia Arianna e il nipote Enea. 

 

Al momento non è emerso il contenuto della missiva ma da quanto emerge la madre avrebbe deciso di scrivere per sapere come sta il figlio, senza fare un solo cenno sulla vicenda. I familiari (marito, figlia e nipote della vittima) sin dalle ore successive al decesso avevano riferito ai carabinieri che ad uccidere la 78enne era stato un ladro vestito di nero con dei calzari ai piedi che era entrato dalla portafinestra della cucina e aveva ucciso l’anziana che viveva su quel piano della villetta. Non solo. Avrebbero anche sostenuto con forza che i rapporti all’interno della famiglia fossero tutto sommato buoni mentre i vicini e le amiche di Rosina hanno sempre sostenuto il contrario: l’anziana avrebbe vissuto in uno stato di prostrazione psicologica costretta a subire dispetti e angherie da parte dei familiari che l’avrebbero ridotta a vivere con 10 euro a settimana. 

Ma le dichiarazioni rese all’esterno dai familiari si sono dovute scontrare con quelle fatte all’interno, quando erano tra loro, convinti che nessuno li sentisse. Nell’ordinanza sono riportati stralci di intercettazioni che non lasciano spazio a interpretazioni. Le indagini però non sono concluse, a breve dovranno essere depositate le relazioni finali del medico legale Roberto Scendoni e del consulente della procura, l’analista forense Luca Russo. In particolare a quest’ultimo l’incarico era stato conferito il 4 gennaio scorso e a breve scadranno i 60 giorni chiesti per effettuare tutti gli accertamenti del caso sui dispositivi sequestrati agli indagati (cellulari, modem e computer) e sulle telecamere. Devono invece iniziare gli accertamenti dei Ris a Roma sul materiale biologico prelevato dal cadavere di Rosina.

 

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