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Cinghiate, pugni e spintoni a un giovane: a processo sette appartenenti al gruppo studentesco di Casapound

Un'aula del Tribunale di Macerata
Un'aula del Tribunale di Macerata
di Benedetta Lombo
3 Minuti di Lettura
Martedì 9 Novembre 2021, 09:00

MACERATA - Colpi di cinte, pugni e spintoni nei confronti di un giovane appartenente all’area antifascista maceratese Antifà. Per sette persone, quasi tutte appartenenti al gruppo studentesco di Casapound, è scattata l’accusa di lesioni aggravate, nei guai è finita anche un’ottava persona che insieme ad un amico è accusata di porto di armi o oggetti atti ad offendere per aver portato fuori dall’abitazione un manganello telescopico.

Il giovane aggredito ieri si è costituito parte civile. A processo, dunque, per i due reati contestati a vario titolo sono finiti Francesco Giuseppe Pacini, 30enne di Porto Sant’Elpidio; Andrea Lamona, treiese di 45 anni; Carlo Gasparetti, 67 anni di Macerata; Nilo Di Pietro, ascolano di 23 anni; Eliseo Annavini, sarnanese anche lui di 23 anni; Alessandro Scafa, 32 anni di Sarnano; Matteo Vecchi, 36 anni di Petriolo e Fabrizio Baioni, maceratese di 43 anni. 

La violenta aggressione risale a tre anni fa. Era il 29 novembre del 2018 quando, secondo la ricostruzione accusatoria sette persone tutte appartenenti a “Casapound – Blocco studentesco” attraverso l’uso di cinte avrebbero colpito ripetutamente un giovane appartenente alla contrapposta area antifascista maceratese Antifà. L’indagine fu coordinata dall’allora procuratore capo Giovanni Giorgio. Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, quel giorno Pacini, Lamona, Di Pietro e Gasparetti avrebbero anche sferrato nei confronti del giovane pugni e spintoni, incitati da Annavini, Scafa e Vecchi. L’aggredito a seguito di quelle violenze finì al pronto soccorso dove i medici gli prestarono le prime cure e gli riscontrarono un trauma cranico con ferita, una lesione giudicata guaribile in dieci giorni.

Sempre secondo la ricostruzione accusatoria Baioni e Di Pietro, in concorso, senza un giustificato motivo, avrebbero portato fuori dalla propria abitazione un manganello telescopico, per questo motivo a entrambi viene contestato il reato di porto di armi od oggetti atti ad offendere. A seguito della citazione diretta a giudizio ieri mattina si è aperto il processo di primo grado a carico degli otto imputati dinanzi al giudice monocratico Vittoria Lupi e al pubblico ministero Rocco Dragonetti. Il giovane aggredito si è costituito parte civile con l’avvocato Paolo Cognini, poi l’udienza è stata rinviata al 22 giugno del prossimo anno per iniziare a sentire i primi testimoni indicati dall’accusa. Gli imputati sono difesi a vario titolo dagli avvocati Maria Cristina Ottavianoni, Alessandro Verdicchio, Paolo Cecchetti e Dalia Bernabucci. 
 

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