Rivolta contro gli store chiusi. «A Perugia parchi commerciali aperti perché da noi no?»

Lunedì 14 Dicembre 2020 di Alessandra Bastarè
Il parco commerciale Corridomnia

MACERATA - «Nella non lontana Città di Castello il prefetto di Perugia sabato ha stabilito che solo i centri commerciali “unitari” devono rimanere chiusi nei giorni festivi e prefestivi mentre gli altri possono continuare a rimanere aperti. Perché questa diversa visione di interpretazioni delle leggi?». A domandarselo è Alfio Caccamo, patron dello shopping park Corridomnia di Corridonia.

 

Il Prefetto di Perugia infatti, dopo un colloquio intercorso tra il sindaco del Comune di Città di Castello e il Comandante della Polizia locale della città, ha stabilito che «in base alle disposizioni attualmente vigenti», nei giorni festivi e prefestivi, «ai fini del contenimento dei rischi sanitari dovuti alla diffusione del virus Covid-19 debbono restare chiusi solo i complessi commerciali cosiddetti “unitari”, ovvero i centri commerciali o le strutture ai medesimi per caratteristiche equiparabili, non essendo quindi ricompresi nella previsione normativa gli esercizi di vicinato, media e grande struttura di vendita in qualsiasi area territoriale insediati».

«Io non mi sento penalizzato ma devastato psicologicamente ed economicamente perché in casi come questi c’è disparità di trattamento e nessuno si assume le responsabilità di chiudere come di aprire – continua Caccamo -. Soprattutto decidono di far chiudere noi per far affollare le persone nei centri storici delle città perché questo è successo nei fine settimana; non voglio fare polemica e sono il primo a essere contento che i commercianti dei centri storici possano lavorare con dignità ma il trattamento deve essere uguale per tutti».

«Anche perché se sono costretto a chiudere per tutti questi giorni mi aspetto poi che il Comune non mi chieda di pagare le tasse perché non sarebbe corretto – incalza il patron del Corridomnia -. Quanto avvenuto a Perugia è sicuramente un precedente favorevole ma dispiace vedere che in Italia, come al solito, non ci sia una linea generale che sia in grado di tutelare chi lavora in modo dignitoso e con onestà, nel rispetto delle regole. Se c’è chi si prende la responsabilità di tenere aperto mi auguro ci sia anche ci si prende la responsabilità di tenere chiuso con tutto ciò che ne deriva e con i tanti lavoratori che dovranno rimanere a casa», conclude Caccamo.
 

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