Due e-mail per denunciare le liste d’attesa, chirurgo vince la battaglia contro l’Asur

Mercoledì 4 Agosto 2021 di Benedetta Lombo
L'ospedale di Macerata dove lavorava il chirurgo

MACERATA - Diritto di critica esercitato legittimamente, il giudice del lavoro annulla la sanzione dell’Asur e condanna l’azienda sanitaria a pagare i compensi non corrisposti e le spese legali. È la decisione presa dal giudice del lavoro del Tribunale di Macerata Germana Russo in merito al ricorso presentato dai legali Paolo Paoletti e Donato Di Mango in qualità di difensori di un chirurgo di 66 anni, oggi in pensione, che nel 2017 era stato sospeso dal lavoro per cinque giorni. 

 

 

La querelle tra il professionista di Potenza Picena (che all’epoca dei fatti lavorava all’ospedale di Macerata ed era anche delegato sindacale della Fesmed) e l’Asur era sorta nel 2016. In quell’anno si era manifestata in tutta la sua criticità il problema delle lunghe liste di attesa che si erano create dopo la chiusura dell’ospedale di Tolentino con circa 1.600 pazienti che dovevano sottoporsi a intervento chirurgico nell’ospedale del capoluogo. Ad aprile di quell’anno si era cercato di trovare una soluzione coinvolgendo anche l’ospedale di San Severino, ma il tentativo non ebbe gli esiti sperati.

Il chirurgo, in qualità di delegato sindacale, si era attivato per risolvere la problematica (come aveva evidenziato, alcuni pazienti si erano visti costretti a rivolgersi a strutture private o ad ospedali in altre sedi oppure avevano dovuto attendere oltre un anno prima di essere operati), ma dopo diverse sollecitazioni a suo dire caduti nel vuoto, a febbraio 2017 scrisse due email ai dirigenti sanitari (il direttore dell’Area vasta 3, il direttore sanitario dell’ospedale di Macerata, il direttore di chirurgia), all’allora sindaco e all’assessore regionale alla Sanità, denunciando la situazione. A seguito di quelle lettere l’operato del chirurgo fu sottoposto al vaglio dell’Ufficio procedimenti disciplinari che all’esito della valutazione, il 7 luglio del 2017, dispose la sospensione dal lavoro per cinque giorni (senza retribuzione). 

Il provvedimento fu impugnato dinanzi al giudice del lavoro che di recente si è espresso nel merito ritenendo che il diritto di critica era stato esercitato legittimamente dal medico in qualità di rappresentante sindacale e accertando invece l’illegittimità del provvedimento preso dall’Asur ha disposto l’annullamento della sanzione ordinata dall’Asur e condannato l’azienda al pagamento dei compensi non corrisposti e delle spese legali.
 

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