AstraZeneca, in Liguria centinaia di disdette dopo il caso della 18 enne colpita da trombosi

Martedì 8 Giugno 2021 di Diodato Pirone
AstraZeneca, il Liguria centinaia di disdette dopo il caso della 18 enne colpita trombosi

Il caso di una ragazza di 18 anni di Genova colpita da una trombosi a distanza di 15 giorni dalla vaccinazione con AstraZeneca ha fatto riaccendere i fari sulla sicurezza del farmaco anglo-svedese per le giovani donne. Il caso ha voluto che nelle stesse ore una 42enne di Pisa, anch'essa vaccinata con AstraZeneca, fosse colpita da un ictus. Si tratta di due casi diversi e va detto subito che per entrambe le donne non è provata alcuna correlazione con il vaccino. Non a caso la Regione Liguria ha già annuciato che, pur seguendo con tutte le attenzioni l'evoluzione della malattia della 18enne, non cambierà la programmazione della campagna vaccinale che prevede 20.000 somministrazioni di AstraZeneca ai giovanissimi in un Open Day previsto per il fine settimana. La notizia del caso di trombosi ha però raffreddato la corsa al vaccino AstraZeneca. In Liguria si sono registrati 600 ritiri dalle prenotazioni per l'Open Day anche se nelle stesse ore un altro centinaio di giovani genovesi si è iscritto. 

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Va ribadito che finora in tutt'Europa i casi di trombosi verificatisi nelle tre settimane successive alla vaccinazione sono stati rarissimi, poche decine. E che AstraZeneca continua ad essere somministrato in grandi quantità. Finora ben 7.557.480 italiani (e circa 90 milioni di europei) sono stati protetti con il vaccino anglo-svedese e altre 1,4 milioni di dosi sono disponibili nei frigoriferi delle Regioni. Nella sola giornata di ieri sono state effettuate 70.497 vaccinazioni con AstraZeneca su tutto il territorio nazionale.

Inoltre le accurate indagini di due procure siciliane scattate tre mesi fa dopo i casi di decesso verificatisi  a poca distanza dalla somministrazione del vaccino non hanno dimostrato alcuna correlazione con il farmaco. E infatti i lotti di AstraZeneca che erano stati sequestrati per precauzione sono stati tutti rimessi a disposizione delle Asl per essere somministrati.

Ma perché allora nelle scorse settimane era stato deciso di utilizzare l'AstraZeneca solo agli ultrasessantenni? 

 

 

Per quanto possa sembrare paradossale in realtà non c'era alcuna decisione in tal senso. Il 26 maggio scorso l'Aifa, l'Agenzia italiana che controlla i farmaci, aveva raccomandato alle Regioni di preferire la somministrazione di AstraZeneca per la popolazione con oltre 60 anni. Ma l'uso del verbo "raccomandare" lascia intendere - in una materia così delicata - che la stessa Aifa non ha preso in considerazione neanche lontanamente il divieto di somministrare AstraZeneca a cittadini di età inferiore ai 60 anni. Secondo gli addetti ai lavori si tratta di un escamotage giuridico che le autorità mediche prendono normalmente per tutelarsi dalle cause civili che in campo medico si sono diffuse in maniera epidemica. Non a casa l'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, non ha dato alcuna indicazione limitandosi a usare l'infelice formula medica secondo la quale  i "benefici superano ampiamente i rischi"

In modo ancor più paradossale, poche settimane prima la stessa Aifa aveva deciso di somministrare AstraZeneca solo a coloro che avevano meno di 60 anni perché l'azienda anglo-olandese quando si era fatta approvare il vaccino aveva presentato i dati della sperimentazione solo su pazienti ultrasessantenni. I risultati della sperimentazione sui più giovani sono stati presentati da AstraZeneca qualche settimana dopo i primi.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 9 Giugno, 00:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA