Sara racconta la sua Londra libera dall'incubo Covid: «Ma l'inizio della pandemia è stato drammatico»

Mercoledì 5 Maggio 2021 di Sonia Amaolo
Fermo, Sara racconta la sua Londra libera dall'incubo Covid: «Ma l'inizio dlla pandemia è stato drammatico»

FERMO - Sara Campetelli a Londra, tutta un’altra vita. La fotografa 32enne, già collaboratrice del Corriere Adriatico, ha deciso di partire per la capitale del Regno Unito 4 anni fa e racconta l’esperienza in una metropoli fuori dall’incubo Coronavirus. Nella città che non dorme mai non c’è coprifuoco, in compenso ci sono opportunità che Fermo non riesce a offrire.

 

Dalle parti del Big Ben la fotoreporter fermana ha lasciato la piccola provincia, si è reinventata e, racconta, «ho deciso di partire perché avevo bisogno di nuovi stimoli e di qualche opportunità lavorativa in più. Quando al telegiornale hanno dato la conferma della Brexit ho capito che sarebbe stata la mia ultima chance e dovevo muovermi in fretta prima dell’uscita definitiva dell’Inghilterra dall’Unione europea».

Il viaggio

Appesa al chiodo la macchina fotografica, l’ammissione: «Inizialmente non è stato semplice partire da zero in un Paese sconosciuto, con una lingua diversa e parlata male, ma c’è sempre il periodo di assestamento». L’opportunità è arrivata dopo poche settimane: «Ho studiato tanto, ho fatto moltissimi training, adesso lavoro come manager per una multinazionale e sono felicissima. Questo lavoro mi permette di viaggiare parecchio e riesco a coltivare la mia passione per la fotografia». Sara non tornerebbe mai indietro, «credo di aver fatto la scelta migliore, soprattutto adesso, con una pandemia e una crisi economica mondiale - dice -: l’unico rimpianto è non essere partita prima». In Inghilterra è un’altra storia rispetto all’Italia. Gli inglesi sono già fuori dal tunnel. I vaccini a raffica hanno assicurato il ritorno alla normalità. Le attività commerciali hanno riaperto dopo mesi di restrizioni durissime.

Il lockdown

«Finito il lockdown, l’equivalente della zona rossa in Italia, i negozi di prodotti non essenziali, ristoranti e pub, hanno riaperto - evidenzia la giovane fermana -: la pandemia, nella fase iniziale, è stata gestita malissimo qui. Per noi italiani è stato un incubo, sapevamo cosa stava succedendo e che il virus sarebbe esploso. L’Inghilterra era almeno due settimane indietro rispetto all’Italia e quindi prendevamo precauzioni».

La percentuale

Sara racconta che in quelle settimane «quelli che si vedevano in giro con le mascherine erano al 90% dei casi italiani e venivano derisi o attaccati. Quando il virus è arrivato, è stato preso sottogamba, le misure di sicurezza erano soft e la gente è andata presto nel panico. Gli scaffali dei supermercati in breve si sono svuotati, erano scenari di guerra. L’Italia è stata la prima a dichiarare un lockdown». Da Oltremanica il confronto con il Belpaese è quasi d’obbligo: «Sono due economie completamente diverse - afferma Sara -: qui la cassa integrazione è arrivata subito all’80% ed è stata estesa fino al mese di settembre 2021, come i benefit, gli aiuti dello Stato per chi ha perso il lavoro. Chiudere tutto per 4 mesi e stare a casa è stato molto più semplice».

Il consiglio

Per ultimo un consiglio a chi legge. «Che sia per un breve o un lungo periodo partite, partite, partite! Troverete sempre qualcuno che cercherà di ostacolarvi, mettendovi dubbi e insicurezze, ma non dovete farvi abbattere perché l’esperienza è sicuramente un arricchimento impagabile e guardarsi indietro sarà ancora più bello e soddisfacente».
 

Ultimo aggiornamento: 17:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA