Le donne sono bravissime a scuola, ma meno pagate sul lavoro. Perché?

Le donne sono bravissime a scuola, ma meno pagate sul lavoro. Perché?

di Sauro Longhi
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Lunedì 28 Novembre 2022, 02:00

Un paravento per valutare solo il talento, così la New York Philharmonic ha condotto le ultimi audizioni per non essere influenzati dal genere, età e colore della pelle, e per la prima volta dopo 180 anni tra i componenti dell’orchestra ci sono più donne che uomini. Un bel risultato, ma da solo non basta. Le Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle disuguaglianze, disparità di trattamento sociale ed economico e soprattutto della violenza contro le donne, ha istituito la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ogni 25 novembre.

In Italia ben 52 sono state le donne uccise nel 2022 per la follia omicida di un uomo. Nelle Marche 12 donne sono state uccise negli ultimi 5 anni. Il femminicidio è forse l’atto più estremo, il più violento, ma non è l’unico, spesso sono tanti gli atti contro le donne, spesso non denunciati, non compresi nella loro gravità, ma che devono richiedere un impegno sociale serio delle istituzioni per non lasciare le donne sole ed indifese.

Quando poi le donne hanno la forza di denunciare le violenze, vanno aiutate e protette senza sminuire e trascurare le denunzie e la gravità delle offese subite. In Italia ancora non esiste una legge che possa inasprire le pene per chi commette atti discriminatori o violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, i cosiddetti crimini di odio contro persone, per il solo fatto di appartenere a un determinato gruppo sociale, come richiederebbe la convenzione di Istanbul sottoscritta anche dall’Italia. Una proposta di legge che andava in questa direzione è stato bloccata al Senato lo scorso anno e difficilmente sarà ripresa in questa legislatura.

La convenzione di Istanbul ratificata 10 anni fa anche dall’Italia assieme a 47 paesi, imponeva misure di prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica. Il trattato obbliga i paesi firmatari a creare servizi di protezione e supporto per contrastare la violenza contro le donne, ad esempio, un adeguato numero di rifugi, centri antiviolenza, linee telefoniche gratuite, consulenza psicologica e assistenza medica per le vittime di violenza. Tanta strada ancora resta da fare.

Purtroppo, si registrano anche tanti arretramenti. Proprio ad Istanbul nel fine settimana, molte donne sono state arrestate durante una pacifica manifestazione per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne al canto “Donna, Vita, Libertà”, riprendendo l’inno delle donne iraniane che combattono contro il regime, dopo l’uccisione della giovane iraniana Mahsa Amini. Sicuramente l’introduzione di una legge che rafforzi le pene per chi commette atti violenti e discriminarti per motivi fondati sul sesso potrà aiutare, ma non basterà, occorre lavorare molto sul lato educativo e sociale. Nelle scuole, nelle occasioni di contatto e di confronto bisogna insegnare a riflettere sulla dignità e parità, sui diritti civili assoluti ed inviolabili che valgono per tutti.

La battaglia contro la violenza sulle donne inizia dall’educazione dei più giovani. Sin dalle scuole occorre confrontarsi su come la società sia cambiata e con essa le relazioni personali e affettive che non giustificano più il possesso dell’uno verso l’altro. Ogni persona ha il diritto di scegliere con chi vivere, con chi lavorare, con chi confrontarsi. Nei diritti come nel lavoro non devono esistere differenze, disparità di trattamento tra donna e uomo. Un esempio per me inconcepibile, ancora oggi a parità di laurea, in media le donne guadagnano meno dei loro colleghi uomini.

Come mai le donne, che registrano risultati più brillanti lungo il percorso formativo in quasi tutti gli indirizzi di studio universitari, poi sul mercato del lavoro scontano ancora un forte divario in termini occupazionali, contrattuali e retributivi? A 5 anni dalla laurea magistrale, le donne occupate sono l’8% in meno, i contratti a tempo indeterminato sono a favore degli uomini, 10% in più, e la retribuzione in media è più bassa, 20% in meno per le donne. Perché? Proviamo a rispondere a questa domanda, forse troveremo risposte anche per le altre? 

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