L’incapacità di fare sistema dalle Marche fino all’Europa

Venerdì 20 Maggio 2022 di Giovanni Guidi Buffarini
L’incapacità di fare sistema dalle Marche fino all’Europa

Mi auguro non vi sia sfuggito l’articolo del professor Danovaro pubblicato sul Corriere di ieri, in questa stessa pagina. In caso contrario ve lo riassumo, poi però recuperatelo e leggetelo con attenzione. Danovaro dispensa mazzate - non rabbiose, non alla cieca, mazzate motivate, dati alla mano - a quei politici che, di fronte al rialzo del prezzo dell’energia e alla necessità (politica) di non dipendere più dalle forniture russe, prospettano soluzioni vecchie, antiecologiche e neppure efficaci, se sottoposte ad analisi. Nell’immediato, altro non si può fare che acquistare gas da chiunque sia disposto a vendercelo. Ma guardando più in là? Parecchie voci si son levate a favore del ritorno al nucleare.

Davonaro ribatte che, al netto del problemino delle scorie, bisognerebbe disseminare la penisola di centrali per ottenere l’energia di cui abbiamo bisogno. Sfruttare i nostri giacimenti di petrolio? Altra idea-slogan e nulla più, una parte significativa delle piattaforme esistenti essendo inutilizzate da troppo tempo per poterle riattivare. L’unica via da imboccare per raggiungere, in un tempo ragionevole, l’autosufficienza energetica (o una minor dipendenza dall’estero, via, teniamoci più prudenti) passa per le rinnovabili. Rispettose dell’ambiente (il global warming è stato messo in ombra dalla pandemia e dalla guerra, ma non per questo ha smesso di incombere su tutti noi), convenienti anche sotto l’aspetto economico: «Già oggi le energie rinnovabili costano meno delle risorse fossili e il loro costo continuerà a scendere».

Non so come il prof Danovaro valuti nel dettaglio il Repower Eu (gli incentivi al nucleare, quelli non gli piacciono di sicuro: non piacciono nemmeno alla Germania) e se lo consideri sufficientemente ambizioso o non abbastanza. Ed è tutto da vedere, come sempre, se gli obiettivi in esso indicati saranno raggiunti nei tempi stabiliti. Trattasi in ogni caso di un atto significativo, rappresenta un segnale di vita dell’Europa troppe volte deludente, amorfa, bloccata. Il Piano europeo per l’energia mette sul tavolo circa 300 miliardi, quasi tutti (95%) destinati alla transizione energetica, il rimanente alla realizzazione di infrastrutture per il gas. Impone che tutti gli edifici residenziali costruiti a partire dal 2029 siano dotati di pannelli solari (per i nuovi edifici pubblici e commerciali l’obbligo scatta nel 2026, per quelli già esistenti nel 2027).

La procedura di autorizzazione per installare un impianto fotovoltaico dovrà concludersi in un anno, oggi si protrae in media per 7 anni (ok, non so come l’Italia iperburocratizzata riuscirà ad adeguarsi). Inoltre, grazie alla Eu Energy Platform, gli Stati membri potranno consociarsi per l’acquisto del gas non russo. L’adesione alla piattaforma è volontaria. Troverei curioso - per andar d’eufemismo - che qualcuno decidesse di non aderire. Sarebbe grottesco (continuare ad) andare in ordine sparso facendoci concorrenza l’un l’altro. I vaccini li abbiamo pur acquistati insieme, e sul prezzo strappato ci fu polemica, alcuni lo giudicarono eccessivo, ma di sicuro, ogni Stato avrebbe pagato di più, acquistando in proprio. Fare squadra premia. Fare squadra è indispensabile, quando i problemi da affrontare sono comuni e colossali. Fare sistema. L’invito innumerevoli volte è risuonato, negli anni, nei decenni, regolarmente disatteso, a proposito della comunità marchigiana. Un post scriptum si impone. Sempre ieri il Corriere dava conto della tavola rotonda moderata dal nostro direttore nell’Auditorium della Confartigianato organizzatrice. Relatori di massimo spicco, il governatore Acquaroli, il sindaco Mancinelli, il rettore della Politecnica Gregori, ecc ecc. I problemi sul tappeto? I soliti: gli eterni. Le carenze infrastrutturali, strade attese peggio che Godot, la ferrovia per Roma da raddoppiare. L’isolamento marchigiano, e dalle Marche isolate i cervelli scappano. E l’incapacità di fare sistema, per l’appunto. Dannosa sempre, nelle condizioni attuali letale. Regione plurale non dovrebbe significare Ancona che detesta Pesaro che guarda in cagnesco Macerata che non sopporta Ascoli che diffida di Fermo (che mio padre al mercato comprò). O cambiamo o sono guai.

 

*Opinionista e critico cinematografico

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