Se King Kong torna a sovrastare il cinefilo

Venerdì 3 Luglio 2020 di Giovanni Guidi Buffarini
Oltre tre mesi. Quasi quattro, di fatto, il 15 giugno avendo riaperto praticamente nessuno. Manco la Seconda guerra mondiale aveva spento tutti i grandi schermi su tutto il territorio nazionale. Il virus c’è riuscito. E noi cinefili, oltre i disagi subiti da tutti, abbiamo pure patito la crisi d’astinenza. Mitigata, d’accordo, dalla televisione, dallo streaming. Se c’hai il vizio del cinema, la tua dose giornaliera di film te la procuri ovunque, te la spari anche attraverso lo schemino del cellulare, va bene tutto, evviva lo streaming, ci mancherebbe. Ma volete paragonare la visione di un film sul telefono con la visione dello stesso film sul grande schermo per cui è stato pensato? “King Kong deve essere più grande dello spettatore” diceva Fellini, o una cosa del genere, cito a memoria dunque di sicuro impreciso ma il senso è chiaro. Anche Mastroianni deve essere piu grande noi affinché il film sviluppi per intero la sua potenza emozionale. E qualcuno vuol davvero confrontare la visione solitaria con una proiezione collettiva? Quando la sala gremita trattiene il fiato perché l’eroe s’incammina verso il luogo del duello, e il cattivo è già lì e ha preparato la trappola. Quando tutti insieme si scuote la testa, Janet Leigh avendo di nuovo deciso di rilassarsi sotto la doccia al Bates motel, «cara non hai ancora imparato che con il getto d’acqua arriveranno le coltellate di Norman con la parrucca e i vestiti della madre? E allora lasciatelo dire, sei proprio scema, cara ragazza». Quando dalle poltrone già partono le risate, Sordi essendo in macchina e fra pochi secondi farà il manico ai lavoratori. E vuoi mettere il piacere di scambiarsi le opinioni sul film appena terminato con un amico o un perfetto sconosciuto? «Dai, non c’era ragione alcuna di alzare la cinepresa durante la scena della cena».«Ti sbagli, c’era eccome. In tal modo il regista ci ha permesso di cogliere la magistrale composizione del carrello dei formaggi, anche drammaturgicamente rilevante. Non puoi essere rimasto insensibile all’eleganza di quel pezzo di parmigiano cui la provola s’accosta senza opprimerlo». Per più di tre mesi e diciamo pure quattro, il cinefilo ha dovuto rinunciare a tutto questo. Al cinema al suo meglio. È stata dura ma l’astinenza è finita. «Anche quest’anno andrai per arene» diceva Ada Negri, oddio forse non proprio così, la memoria ogni tanto aggiusta le citazioni. Non era scontato che ciò avvenisse. I protocolli per la ripresa dell’attività di cinema e teatri son stati definiti fra gli ultimi. I programmatori han dovuto far salti mortali per allestire cartelloni intriganti dato il rinvio dei film di primavera. Ciascuno si è inventato qualcosa. Il Lazzaretto di Ancona propone (il lunedì) due retrospettive prelibate, una dedicata a Xavier Dolan l’altra a Leos Carax (chi non ha visto “Holy Motors” è invitato a mettersi in pari). Questa sera 21.30, una proiezione legata al festival Cinematica: “Dietro di te c’è la terra” di Cesare Terlizzi. E inoltre, alcuni classici del muto restaurati e sonorizzati live e i Fellini restaurati per il centenario, e Tarantino e “Joker” e altre gemme della stagione mutilata, fra cui la copia in bianco e nero di “Parasite”. E nella seconda parte d’agosto una serie di anteprime in collaborazione con il Nuovo Cinema Azzurro. L’Arena Gabbiano di Senigallia impreziosisce la sua offerta con alcuni incontri con gli autori, da Giorgio Diritti, di cui si rivedrà “Il vento fa il suo giro”, a Emanuela Rossi, reduce dal bagno di folla all’Arena di Rivafiorita, Porto San Giorgio, dove qualche decina di aspiranti spettatori son rimasti fuori. Il Lazzaretto, Rivafiorita, il Gabbiano. Altri tradizionali schermi estivi si riaccenderanno più avanti, Numana già da questo weekend. I programmi dettagliati, sulle varie pagine Facebook. Si consiglia di presentarsi alla biglietteria con un certo anticipo. Le misure di sicurezza impongono la compilazione di un foglio per rintracciare ogni spettatore nel caso d’una conclamata positività: la fila marcia giocoforza più lenta. È stato bellissimo, commovente anzi, fare la fila per assicurarsi il primo biglietto, la mascherina sul muso. Durante la proiezione, posti distanziati, la mascherina non serve.

*Opinionista e critico cinematografico © RIPRODUZIONE RISERVATA