Trony fallito, 500 lavoratori a rischio
43 negozi chiusi in tutta Italia

Trony fallito, 500 lavoratori
a rischio: "Siamo nel panico"
43 negozi chiusi in Italia
«Sulla vertenza Trony serve un intervento del Governo visto che si tratta di una partita che a livello nazionale riguarda centinaia di lavoratori: 180 a Roma, 120 in Puglia, 140 in Lombardia e 70 in Veneto». Lo afferma il senatore UDC Antonio De Poli che, nella giornata di ieri, a Palazzo Madama, ha presentato un'interrogazione parlamentare indirizzata al ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: «Il Governo uscente ha le titolarità per accendere i riflettori sulla vicenda e affrontare la questione che tra l'altro ha confini nazionali. Il problema è dato dalle vendite on line che continuano a fare vittime nelle catene di distribuzione tradizionale».

Trony fallito, chiusi 43 negozi in tutta Italia: a rischio 500 posti di lavoro


«È in gioco il destino di oltre 500 lavoratori del gruppo Trony, specializzato nella vendita di elettrodomestici e prodotti elettronici al dettaglio. Dallo scorso dicembre infatti gli addetti alla catena sono pagati soltanto al 20% dello stipendio dovuto. In Italia, da Nord a Sud - ricorda Poli - hanno chiuso 43 negozi Trony per la dichiarazione di fallimento della società Dps. I negozi a rischio sono in Liguria, Piemonte, Lombardia, qui da noi in Veneto, Friuli e Puglia. Chiediamo al Governo di aprire al più presto un tavolo di confronto per cercare di trovare soluzioni alternative al licenziamento dei dipendenti».



«Purtroppo - prosegue - la situazione della società DPS era in bilico da tempo. L'obiettivo è quello di individuare uno o più soggetti interessati a rilevare i 43 punti vendita. Il problema è dato dal fatto che i lavoratori stanno continuando a presentarsi regolarmente al lavoro ma sono impossibilitati a svolgere le proprie attività per la mancanza di prodotti da vendere. Già a dicembre la maggioranza dei fornitori avevano sospeso le consegne a causa della crisi di liquidità dell'azienda. Al taglio degli stipendi e alle incognite per il futuro si aggiunge dunque per i lavoratori la frustrazione di non poter svolgere il proprio lavoro di vendita per mancanza di articoli in magazzino».

Secondo De Poli «a questa situazione specifica si aggiunge un problema di natura più generale che riguarda il mercato dell'elettronica e degli elettrodomestici che subisca la concorrenza del commercio on line. La questione va posta all'attenzione del Governo e anche delle istituzioni comunitarie affinché si trovi una soluzione definitiva sulla web tax. Dobbiamo salvaguardare lavoro e sviluppo del nostro territorio», conclude De Poli.


IL GRIDO D'AIUTO DEI LAVORATORI C'è chi torna da mamma e papà per mangiare, "è un modo per risparmiare e arrivare a fine mese". Il collega che sembra l'abbia presa bene, ma la notte non dorme più perché non sa come pagare il mutuo. E c'è la nonna di due nipotini che non sa come dirlo a figlio e nuora, entrambi precari, perché finora è sempre stata lei ad aiutarli. Dietro la crisi di un'azienda mille vite diverse, ora in bilico, per "un difetto di strategia".



"La crisi è costante dal 2013 perché non c'è un piano, una direzione. Da anni lottiamo, ma l'ultimo è stato un weekend infernale" racconta all'Adnkronos uno dei 500 lavoratori Trony che, a meno di miracoli dell'ultimo minuto, perderanno il posto. "L'ultima beffa? Ci hanno comunicato venerdì del fallimento: noi di solito il sabato e la domenica siamo aperti. I miei colleghi si sono presentati davanti al negozio, nel panico, con la paura di perdere l'impiego. Ma le serrande erano abbassate e li hanno mandati via".

La chiusura riguarda 43 punti vendita un po' in tutta Italia: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Puglia. "Trony in realtà è un'insegna - ci spiega -, dietro a cui c'è un gruppo, composto da una quindicina di imprenditori italiani, ma è solo uno di questi, la Dps che sta fallendo. Non è tutta la Trony, anzi. Gli altri imprenditori del gruppo apriranno nuovi punti vendita". "Abbiamo passato anni d'inferno con tagli d'orario, una procedura di mobilità infinita, merce che non arriva e insulti dai clienti perché non trovavano i prodotti. E' stato un Natale assurdo, non facevo altro che dire alla gente: 'Non ce l'ho e non so quando arriverà. Immagina la frustrazione?'" chiede con un pizzico di rabbia perché, ammette, speravo nel lieto fine. La corsa verso il precipizio ha visto, invece, i dipendenti impotenti. "Ora come ora se sbagli, il mercato ti distrugge. E alla fine il conto è arrivato, ma lo stiamo pagando tutto noi. E' più dura per le famiglie, io sono più fortunato, si fa per dire, perché non ho figli da mantenere" aggiunge il lavoratore, che non punta il dito contro la concorrenza dell'online, ma verso le "tante, troppe scelte sbagliate".



Pochi i soldi risparmiati, "lo stipendio medio è di 1200 euro", e se ne vanno in fretta in bollette, affitto o mutuo della casa. Senza contare che non vedono lo stipendio da febbraio. "Siamo in una sorta di limbo, perché siamo in una fase iniziale dell'iter del fallimento - precisa -, formalmente siamo ancora agganciati all'azienda e quindi non possiamo percepire l'indennità di disoccupazione o altri tipi di ammortizzatori sociali". La nostra speranza? "L'arrivo di un compratore, ma è solo poco più di un sogno" conclude senza lasciarsi andare allo sconforto.
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Mercoled├Č 21 Marzo 2018, 11:56 - Ultimo aggiornamento: 21-03-2018 13:29

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