Assalto al Trony a colpi di pistola per l'incasso del Black Friday: palo e basista alla sbarra, caccia ai complici

Martedì 26 Gennaio 2021 di Luigi Benelli
Assalto al Trony a colpi di pistola il giorno del Black Friday: due banditi alla sbarra, caccia ai complici

PESARO - L’assalto al portavalori, i colpi di pistola nel tentativo di rubare l’incasso del Black Friday. Da quel 26 novembre 2018 sono passati oltre due anni e ieri davanti al giudice sono finiti due dei presunti responsabili.

Due ruoli diversi, uno il palo, l’altro viene definito il basista, la mente della rapina. Ma ancora mancano dei tasselli perché non tutti i membri della banda sono stati trovati, ma le indagini continuano. Riavvolgiamo il nastro e torniamo a quella mattina di fine novembre, tutta Pesaro rimase scossa da quanto accadde.

 

Era un lunedì e quel giorno è un appuntamento fisso della tarda mattinata, a maggior ragione all’indomani del Black Friday tanto che si parlava di oltre 30mila euro da consegnare in banca.

Il metodo

Il metodo è semplice: l’uomo di fiducia arriva nei punti di rivendita Trony, saluta, prende la borsa con il denaro, esce e porta l’incasso in una vicina banca. Così città per città. Ma al Trony della Torraccia successe l’inferno. Ad attendere l’addetto c’erano i banditi della Giulietta (auto rubata in Puglia e ritrovata poco dopo sempre nella zona della rapina). Un colpo studiato già da settimane, lo avevano già seguito in tutti i suoi spostamenti aspettando il momento buono per colpire. Scesero in due dalla Giulietta scura, entrambi col passamontagna: uno impugnava la mazza con cui tentò di sfondare il lunotto, l’altro aveva la pistola da cui sono partiti quattro colpi. La vittima si rifiutò di consegnare la borsa con il denaro (e alla fine anche la beffa perché i banditi hanno preso quella sbagliata, quella personale dell’addetto, senza soldi) ha spiazzato i rapinatori che hanno perso la testa premendo il grilletto con spari in sequenza. L’addetto è rimasto vivo per miracolo. Da lì le indagini della Squadra Mobile, coordinata a livello di procura dal pm Silvia Cecchi. Video passati in rassegna, testimonianze, fino a stringere il cerchio, per ora su due. 

Il palo e i ruoli

Uno dei due, 49 anni di Canosa di Puglia, viene ritenuto dall’accusa il palo, un pedinatore-avvisatore. E’ difeso dall’avvocato Consuelo Tanucci e Gianluca Sposito. Gli avvocati ieri mattina hanno depositato istanza di patteggiamento a 2 anni e 4 mesi già concordata con il pm Silvia Cecchi. L’altro, 40 anni, originario di Bari e residente a Morciano di Romagna, ha chiesto il rito abbreviato tramite l’avvocatessa Elena Fabbri. Proprio in Romagna avrebbe incontrato gli altri della banda per preparare la rapina anche in un paio di occasioni, i giorni prima della rapina. Poi i viaggi da Canosa a Morciano, fino al giorno dell’assalto. Mancherebbero all’appello due esecutori materiali e forse un terzo complice. Il 49enne avrebbe seguito il furgone portavalori con la propria auto poi una volta arrivato al Trony sarebbero intervenuti gli altri, sulla Giulietta. A colpi di mazze tentarono di sfondare il vetro e poi spararono quattro colpi per intimorire la vittima che però non volle mollare la presa. L’avvocatessa Fabbri ha scelto l’abbreviato perché «il mio assistito non sarebbe mai arrivato al luogo della rapina e non vi è prova alcuna, neppure dalle intercettazioni, che sia stato la mente del crimine». Le sentenze sono previste il 22 marzo.

 

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