Energia, la gara verde dei colossi: stop al carbone in 5 anni

Mercoledì 16 Settembre 2020 di Francesco Bisozzi
Spazio alla crescita delle fonti rinnovabili e all’idrogeno. Avanti tutta con i progetti per la cattura, lo stoccaggio e il riutilizzo dell’anidride carbonica. Stop agli impianti a carbone. L’Italia guarda alle risorse del Next Generation Eu per accelerare il processo di decarbonizzazione del settore energetico e riuscire così a centrare i target nazionali del 2025 ed europei fissati per il 2050. Il ministero dello Sviluppo economico guidato da Stefano Patuanelli è pronto a investire fino a 4,5 miliardi di euro nella decarbonizzazione dei poli industriali e nello sviluppo dell’idrogeno con il coinvolgimento delle partecipate statali. Fari puntati perciò sui piani dei colossi Eni ed Enel, ma anche su Snam. Il Cane a sei zampe, per esempio, considera la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica un elemento essenziale per la decarbonizzazione del sistema energetico mondiale, europeo e nazionale e punta molto sul nuovo hub di Ravenna, dove verrà prodotto anche idrogeno blu. Eni spinge poi l’acceleratore sulla decarbonizzazione dei trasporti attraverso lo sviluppo e l’utilizzo di carburanti più green. Enel invece conta di chiudere le centrali a carbone di La Spezia e Fusina già l’anno prossimo e per compensare progetta di raddoppiare la capacità installata di eolico e fotovoltaico. Enel ha anche presentato un piano, da finanziare con le risorse europee, per contribuire alla decarbonizzazione dell’ex Ilva fornendo all’acciaieria idrogeno verde. Pure Snam e Saipem si sono alleate per supportare la Hydrogen strategy della Commissione europea.


 


I progetti

Nel dettaglio, Eni annuncia che entro il 2050 ridurrà dell’80% le emissioni nette riferibili all’intero ciclo di vita dei prodotti energetici venduti e del 55% l’intensità emissiva rispetto al 2018. Per centrare questi obiettivi la multinazionale punta sulla progressiva riduzione della produzione di idrocarburi dopo il 2025 e la crescente incidenza delle produzioni di gas, ma non solo. Le azioni che il Cane a sei zampe intraprenderà riguarderanno pure la conversione delle raffinerie europee in impianti alimentati con cariche bio o alternative e lo sviluppo di progetti per la cattura e lo stoccaggio della Co2 per oltre 10 milioni di tonnellate annue al 2050. Centrale il progetto per il nuovo hub di Ravenna, destinato a diventare nei piani dell’amministratore delegato Claudio Descalzi il più grande centro al mondo di cattura e stoccaggio di anidride carbonica. L’hub di Ravenna potrà sfruttare infatti l’immenso volume di stoccaggi che arriva dai giacimenti a gas offshore ormai esauriti del Medio Adriatico. Ma le ipotesi di sviluppo del progetto includono, oltre alla cattura e allo stoccaggio della Co2, anche la produzione e l’utilizzo di idrogeno blu e la sua eventuale distribuzione a utenze industriali e domestiche e per la mobilità sostenibile.  Enel guarda invece all’idrogeno verde: la società guidata da Francesco Starace lavora a un piano per fornire energia elettrica da idrogeno green all’Ilva di Taranto. Per Enel l’idrogeno verde, prodotto a impatto zero con l’elettrolisi dell’acqua alimentata da energia rinnovabile, è al cento per cento Co2-free. L’idrogeno blu viene prodotto attraverso lo steam reforming del metano, ma con la cattura dell’anidride carbonica. Snam e Saipem hanno firmato invece un memorandum of understanding per dare vita a una collaborazione sulle nuove tecnologie focalizzate sulla transizione energetica, dall’idrogeno verde alla cattura e al riutilizzo della Co2, al fine di contrastare i cambiamenti climatici e contribuire all’avvio del mercato dell’idrogeno supportando la Hydrogen strategy. Il Mou sottoscritto dagli amministratori delegati Marco Alverà (Snam) e Stefano Cao (Saipem) prevede lo sviluppo di iniziative legate alla produzione e al trasporto di idrogeno verde e alla cattura, trasporto, riutilizzo o stoccaggio dell’anidride carbonica. La collaborazione è già operativa e si sta focalizzando, in primo luogo, sullo sviluppo della tecnologia di elettrolisi dell’acqua, processo che permette di azzerare le emissioni di anidride carbonica nella produzione di idrogeno verde. Infine, Snam e Saipem realizzeranno studi di fattibilità finalizzati all’individuazione di nuove soluzioni per il trasporto di idrogeno in forma liquida o gassosa, sia attraverso l’utilizzo e l’adeguamento di infrastrutture e reti già esistenti che mediante il trasporto con mezzi navali. «Grazie alla posizione geografica, alla forza del settore manifatturiero ed energetico e a una capillare rete di trasporto gas, l’Italia ha le potenzialità per diventare un hub continentale dell’idrogeno verde e un ponte infrastrutturale con il Nord Africa, da dove è possibile importare idrogeno prodotto attraverso energia solare a un costo del 15 per cento inferiore rispetto alla produzione domestica», ha spiegato l’amministratore delegato di Snam.
 

Gli obiettivi 

A luglio la domanda di energia elettrica in Italia è stata di poco superiore a 29 terawattora, in calo del 7 per cento rispetto allo stesso mese del 2019, e le rinnovabili hanno coperto il 38 per cento della richiesta. Ma i pesi sono destinati a cambiare proprio grazie all’idrogeno rinnovabile, ora al centro della strategia della Commissione europea per l’azzeramento delle emissioni nette di carbonio dell’Ue entro il 2050. Un ruolo di primo piano attende l’Italia che come detto aspira in questa fase a diventare un hub infrastrutturale nel Mediterraneo per la produzione di idrogeno rinnovabile, così da contribuire alla lotta globale ai cambiamenti climatici e al tempo stesso promuovere nuove opportunità di sviluppo e occupazione. Se da una lato però sono tutti d’accordo sulla necessità di abbandonare l’idrogeno grigio, dall’altro l’alternativa green presenta ancora oggi costi troppo elevati. Rispetto a quello rinnovabile, l’idrogeno prodotto con il reforming di combustibili fossili costa fino a 1,7 euro al chilo, contro i 5 euro al chilo che l’idrogeno verde può arrivare a raggiungere. La buona notizia è che secondo gli esperti il prezzo dell’idrogeno da rinnovabili è destinato a scendere nel giro dei prossimi anni, al punto da diventare competitivo con quello di alcuni combustibili attuali già entro il 2025. Risultato? Se i costi si ridurranno allora si prevede che dal 2050 l’idrogeno rinnovabile soddisferà circa un quarto della domanda di energia in Italia.

Lo studio

La conferma arriva dallo studio «H2 Italy 2050: una filiera nazionale dell’idrogeno per la crescita e la decarbonizzazione dell’Italia», realizzato da The European House Ambrosetti, in collaborazione con Snam, che prevede da qui al 2050 una penetrazione potenziale del 23 per cento dell’idrogeno nei consumi finali, con l’abbattimento delle emissioni di Co2 del 28 per cento rispetto al 2018. Di più. L’industria dell’idrogeno e le filiere collegate a monte e a valle potranno ambire a un incremento del valore della produzione cumulato nel periodo 2020-2050 compreso tra 890 e 1.500 miliardi di euro. In termini di contributo al prodotto interno lordo tricolore è stato stimato un valore aggiunto complessivo compreso tra 22 e 37 miliardi di euro. L’incremento della produzione creerà poi fino a 540 mila nuovi posti di lavoro.
  Ultimo aggiornamento: 17 Settembre, 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA