Manovra: taglio del cuneo fiscale, flat tax, revisione del reddito di cittadinanza. Tutte le misure oggi in Cdm

Si va verso l'aumento dei crediti di imposta per le imprese e la rottamazione delle cartelle esattoriali fino a mille euro

Legge di bilancio: dal taglio del cuneo fiscale alla revisione del reddito di cittadinanza, tutte le misure
Legge di bilancio: dal taglio del cuneo fiscale alla revisione del reddito di cittadinanza, tutte le misure
di Fausto Caruso
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Lunedì 21 Novembre 2022, 20:09

Trentadue miliardi. Sarà questa la cifra sul tavolo del Consiglio dei Ministri di questo pomeriggio che dovrà approvare la bozza della prima legge di bilancio del governo Meloni. Una cifra considerevole che vede però 21 miliardi già impegnati solo per mantenere le misure contro il caro energia e altri 5 per la proroga del taglio al cuneo fiscale. Lo spazio di movimento per provvedimenti di carattere politico-identitario rimane dunque ridottissimo, tra promesse rinviate e la corsa a trovare le coperture necessarie. Ecco tutte le misure allo studio.

Bollette

Ristori, sconto carburanti e bonus sociale. Tutti questi provvedimenti saranno mantenuti nel 2023 così come erano stati introdotti dal governo Draghi. Il punto su cui interverrà la nuova legge di bilancio sono i crediti di imposta per le aziende, che saliranno dal 30 al 35% per bar, ristoranti e altre piccole attività, e dal 40 al 45% per le grandi aziende. Si parla però anche di un possibile allargamento della platea dei destinatari del bonus sociale, lo sconto del 30% in bolletta che ora spetta alle famiglie con un Isee inferiore ai 12.000 euro. Questa soglia potrebbe salire a 15.000 euro per raggiungere altre 600mila famiglie per quanto riguarda la luce e 1,5 milioni per il gas. Si valuta di utilizzare anche qui, come per il superbonus al 90%, il quoziente familiare, ovvero un aumento del reddito beneficiario all’aumentare dei componenti del nucleo familiare, ma dipenderà  dalle disponibilità finanziarie residue.
 

Extra-profitti

Tra le priorità del governo Meloni c’è anche la rimodulazione della tassa sugli extra-profitti di cui le aziende del settore energetico hanno beneficiato grazie all’aumento dei prezzi delle materie prime. Il prelievo potrebbe salire dall’attuale 25% al 30% o anche oltre. Ma a tal proposito andrebbe rivisto anche il meccanismo di controllo, visto che dei 10,5 miliardi che doveva derivare dalla misura finora ne è stato raccolto poco più di uno.

 

Tasse

Scontata la proroga del taglio del cuneo fiscale. Confindustria avrebbe voluto che il beneficio venisse ripartito con le imprese, ma l’orientamento del governo è quello di continuare ad andare solo a beneficio dei lavoratori. Come già stabilito da Draghi, le imposte saranno ridotte di due punti per i redditi fino a 35mila euro e di tre per quelli fino a 20mila euro (o anche 23mila secondo alcuni). 

Flat tax

L’idea di una flat tax al 15% per tutti i redditi fino a 100mila euro non è realizzabile nell’attuale scenario economico. Il provvedimento rimane in vigore per lavoratori autonomi e partite Iva, ma la soglia di reddito verrà innalzata dagli attuali 65mila euro a 85mila. Non dovrebbe essere nella bozza iniziale la flat tax incrementale, ovvero quella applicata sui maggiori guadagni rispetto all’anno precedente, ma non si esclude che possa rientrare durante la discussione in Parlamento.

Iva

Sul fronte delle imposte indirette era circolata l’idea di abolire l’Iva su pane, pasta e latte. Provvedimento ora in bilico visto che la tassa sui beni considerati è al 4% e andrebbe a incidere molto poco sulle spese delle famiglie. Resta invece la riduzione al 5% dell’Iva su pannolini e assorbenti.

Rottamazione delle cartelle esattoriali

Uno dei cavalli di battaglia della Lega che troverà spazio in manovra è una parziale tregua fiscale, con la rottamazione delle cartelle esattoriali fino a 1000 euro notificate entro il 2015. Non c’è la copertura per lo sconto del 50% sulle cartelle fino a 3000 euro. I debiti sopra i mille euro andranno pagati per intero, ma sarà possibile farlo a rate e le sanzioni potrebbero essere evitate pagando un forfait del 5%.

Pensioni

Per le pensioni si va verso una soluzione provvisoria: per il 2023 l’idea sarebbe quella di varare una sorta di “quota 103”, ovvero in pensione a partire da 62 anni con almeno 41 di contributi. L’obiettivo a lungo termine del governo, e in particolare della Lega, resta però quello di arrivare a una “Quota 41” pura, vale a dire la possibilità di uscita dal lavoro con 41 anni di contributi senza limiti di età. Tale soluzione non è possibile con i tempi e i fondi ristretti previsti dall’attuale manovra e andrà elaborata attraverso una più ampia discussione con le parti sociali. Saranno prorogati Opzione donna e Ape sociale, ma per recuperare fondi si pensa di ridurre al 50% l’adeguamento delle pensioni all’inflazione per gli assegni che arrivano a quattro o cinque volte la soglia minima, che ora vengono adeguati rispettivamente al 90% e al 75%.

 

Reddito di cittadinanza

È uno dei punti più discussi e quello da cui Meloni conta di recuperare almeno in parte le coperture necessarie per finanziare gli altri provvedimenti. Si punta all’eliminazione dell’assegno per i percettori considerati abili al lavoro, ma si discute su tempi e modi. L’unica certezza è che il reddito di cittadinanza verrà tolto al primo rifiuto di un’offerta di lavoro congrua e non più al secondo come previsto attualmente. La platea dei cosiddetti abili al lavoro comprende 660mila persone tenute alla sottoscrizione dei Patti per il Lavoro, più altre 173mila che hanno già un impiego, ma con stipendi talmente bassi da avere bisogno del Rdc con funzione integrativa. La premier vorrebbe eliminare il sussidio alla scadenza dei 18 mesi dalla prima richiesta (che oggi si può rinnovare dopo un mese di sospensione). Più “morbida” la soluzione proposta dal sottosegretario al lavoro, il leghista Claudio Durigon, che prevede una riduzione graduale intervallata da periodi di sei mesi di corsi di formazione retribuita. Il risparmio complessivo potrebbe ammontare a 1,8 miliardi (con la soluzione più drastica).
 

Aumento assegno familiare

L’assegno unico familiare dovrebbe passare da 100 a 200 euro per le famiglie numerose con più di quattro figli e 100 euro in più arriverebbero anche per i figli gemelli fino a tre anni di età. Anche qui si tratta di una proposta ponte in attesa di una riforma complessiva da studiare nel corso del 2023. 

“Amazon Tax” e le imposte sulle sigarette

Per tutelare il commercio di prossimità il governo sarebbe orientato a introdurre una tassa sui prodotti acquistati online e consegnati con mezzi inquinanti. Il timore qui è quello delle piccole aziende di trasporto che temono che la tassa possa ricadere su di loro e non sulle multinazionali che intende colpire. Per questo come alternativa si studia l’aumento della tassa sui servizi digitali dal 3 al 6%. Possibili aumenti fino al 40% anche delle imposte su tabacchi e vincite di Lotto, Superenalotto e Gratta e Vinci, oltre che per i negozi che vendono cannabis light. 

Tetto nazionale al prezzo dell’energia

Il provvedimento più forte che potrebbe essere inserito nella manovra è un tetto al prezzo dell’energia da applicare su base nazionale. Una decisione volta a calmierare gli aumenti delle bollette e da prendere prima del Consiglio Ue del 24 novembre. Il tetto nazionale infatti non potrebbe che rappresentare un ponte in attesa che l’Unione agisca compatta per imporre un price cap europeo al gas importato dalla Russia.

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