Silver economy: over 65,la terza potenza mondiale con un Pil da 8mila miliardi

Silver economy: over 65,la terza potenza mondiale con un Pil da 8mila miliardi
di Luca Cifoni
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 14:03 - Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 10:22

Sono quattordici milioni i residenti in Italia dai 65 anni in su.

Quasi un quarto degli abitanti complessivi, con una crescita vistosissima rispetto ai decenni precedenti: ancora nel 1981 questa componente della popolazione arrivava a poco più di sette milioni, circa la metà rispetto a oggi, e valeva “solo” il 13 per cento. Ma se guardiamo avanti usando le più recenti previsioni dell’Istat, possiamo osservare che la percentuale è destinata a crescere ancora, superando il 30% già nel 2035. Bastano questi numeri a far capire quale sarà nei prossimi decenni la rilevanza della silver economy, l’economia che ruota intorno agli anziani: che poi sempre meno anziani saranno, almeno rispetto ai parametri di oggi e soprattutto di ieri. Del resto la definizione non è nemmeno univoca, perché in altri contesti la fascia di età coinvolta viene allargata fino a comprendere una quota di cinquantenni, ossia persone che nella gran parte dei casi sono ancora attive. E non stiamo parlando di un fenomeno solo italiano: l’invecchiamento della popolazione investe in pieno non solo i nostri vicini europei, ma anche colossi come il Giappone e la stessa Cina. È stato calcolato che tutte le attività connesse a questo segmento di popolazione, nella sua versione più ampia che comprende appunto gli ultracinquantenni, valgano a livello planetario qualcosa come ottomila miliardi di dollari in termini di Pil: presa a sé, come un blocco unico, sarebbe la terza economia del mondo dopo quella americana e quella cinese.

EFFETTO BILANCIAMENTO

La corsa delle imprese (incluse quelle finanziarie) a intercettare questa tendenza è partita ormai da tempo, mentre gli Stati si devono attrezzare per ripensare anche in profondità le proprie politiche sociali. Insomma si tratta di un’opportunità che corre parallela alla sfida colossale di gestire le conseguenze dello tsunami demografico. In parte bilanciandola: perché se è vero che nei prossimi decenni in particolare nel nostro Paese ci saranno meno lavoratori attivi (un problema che va comunque affrontato), i consumi della parte più matura della popolazione potranno contribuire ad alimentare l’attività economica. I demografi spiegano che gli over 65 saranno – in una certa misura lo sono già – una componente più in salute e relativamente più benestante rispetto all’immagine della vecchiaia attualmente radicata nell’immaginario collettivo. E dunque potenzialmente in grado di impiegare le proprie risorse in settori che vanno dal turismo alle attività ricreative. Anche i consumi sanitari, già particolarmente rilevanti, sono destinati a crescere e anche a cambiare, spostandosi in misura maggiore sul versante della prevenzione. Per la fascia di età più avanzata c’è poi tutto il tema dell’assistenza, condizionata anche dalla progressiva evoluzione dei modelli familiari.

IL FATTORE CHIAVE

In questo contesto un fattore chiave – evidenziato recentemente dai dati dell’Osservatorio Silver Economy Censis-Tendercapital – è quello dell’incertezza. Una condizione che è in qualche modo connaturata al passaggio di vita dall’attività lavorativa alla pensione e che risente anche delle profonde trasformazioni tecnologiche, in grado di scavare solchi tra le generazioni; ma che in questi anni è risultata amplificata anche dagli sconvolgimenti che si sono succeduti negli anni: crisi economica, pandemia, e ora guerra accompagnata dal brusco risveglio dell’inflazione. La corsa dei prezzi non sembrerebbe scalfire l’attaccamento degli anziani al contante, proprio come forma di sicurezza. Ben il 54 per cento di loro resiste a trasformare in investimenti il proprio risparmio cash. Conferma Massimiliano Valerii, direttore Generale del Censis: «È l’incertezza il male maggiore per gli anziani in questa fase. Ma riescono a tenerla sotto controllo, da un lato con i contanti pronti per ogni evenienza che accumulano ancora malgrado l’inflazione, e dall’altro valorizzando la prossimità, con figli e nipoti, studio medico, farmacia, supermercato, bar e ristoranti di riferimento non distanti dalla propria abitazione, raggiungibili di solito con una passeggiata di venti minuti al massimo. È questa la pragmatica, e sinora efficace, risposta alla paura di nuove emergenze». Secondo Moreno Zani, presidente di Tendercapital, «l’inflazione è una minaccia concreta per i consumi interni e l’export italiani e i dati dell’Osservatorio evidenziano quanto il segmento silver ne percepisca la gravità». Di conseguenza «occorre lavorare a livello nazionale ed europeo per restituire stabilità e un clima di fiducia affinché i timori espressi dai longevi non influiscano sull’impiego del risparmio degli italiani e, di conseguenza, sul benessere collettivo e sulla crescita del Paese». Come spesso avviene, le criticità del presente si mescolano alle sfide di lungo periodo.

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