Ad aggravare il gap salariale contribuisce tutta una serie di fattori: dalla minore partecipazione al mercato del lavoro alla mancata retribuzione per il lavoro domestico, alla discriminazione. E il divario si acuisce con l'età ed in presenza di figli: secondo le stime ad ogni nascita le donne perdono in media il 4% del loro stipendio rispetto a un uomo, i padri invece vedono invece il loro reddito crescere del 6%. Ma tra i paesi sussistono differenze rilevanti, anche se le metodologie usate dalle diverse organizzazioni non sono omogenee.
Basandosi sui dati Ocse, emerge che in Giappone il gap è al 25,7%, negli Usa al 18,9%, in Gran Bretagna al 17.1%, in Germania al 15,7%.
Secondo l'organizzazione internazionale del lavoro nel 2015 fa parte della popolazione attiva il 76,1% degli uomini, ma per le donne la percentuale scende al 49,6%. Le donne inoltre dovrebbero lavorare tre mesi in più rispetto agli uomini per colmare il differenziale. Tra gli interventi in favore della parità salariale sicuramente l'Onu indica politiche in favore del part-time e che facilitino i congedi parentali e maggiore assistenza per l'inflanzia.
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