«Sei morta, ti metto la pistola in bocca»: 36enne patteggia due anni. Andrà in comunità di recupero

«Sei morta, ti metto la pistola in bocca»: 36enne patteggia due anni. Andrà in comunità di recupero
«Sei morta, ti metto la pistola in bocca»: 36enne patteggia due anni. Andrà in comunità di recupero
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Venerdì 25 Novembre 2022, 19:26

«Tu sei morta, ti cancello dalla faccia della terra, la tua carne me la mangio cruda, goditi quel poco di vita che ti è rimasto». Sono solo alcune delle centinaia di frasi minacciose che un 36enne di Castrignano de'Greci ha inviato per tre lunghi anni a una ragazza salentina di 23 anni e ad alcuni suoi familiari. L'uomo ieri ha patteggiato due anni di reclusione con sospensione della pena subordinata a un programma di recupero.

Tre anni di terrore

I fatti sono avvenuti dall'estate del 2019 fino a giugno del 2022, mese in cui il 36enne, residente in Svizzera, è stato arrestato dalla polizia elvetica su disposizione del gip del Tribunale di Lecce Simona Panzera. Attraverso Facebook e Instagram, l'uomo ha molestato e minacciato una ragazza, il suo fidanzato, sua sorella e sua madre. Particolarmente pesanti le frasi inviate: minacce di morte e di lesioni mediante l'uso dell'acido accompagnate da video e foto a contenuto macabro e violento. Il 36enne ha minacciato la ragazza che, non appena sarebbe tornato a Lecce per le vacanze estive, l'avrebbe rintracciata, seviziata, violentata, sfregiata con l'acido e uccisa. «Voglio ammazzarti, mi sei antipatica, le p... come te mi fanno schifo». E, ancora: «La pistola in bocca ti metto, se ci tieni alla tua famiglia togli le denunce. Preferisco uccidere tutta la tua famiglia di infami e falsi». E decine di altre frasi cariche di odio, che hanno fatto vivere all'intera famiglia della ragazza mesi da incubo.

Le denunce e l'arresto

Dalle denunce delle vittime, oltre all'arresto dell'uomo sono scaturiti due procedimenti giudiziari (poi riuniti in uno) per stalking aggravato dall'uso di strumenti informatici e dall'aver agito per motivi abietti e con crudeltà. Il 36enne, difeso dall'avvocato Dimitry Conte, ha patteggiato due anni e ora dovrà seguire un percorso di recupero in una comunità della Lombardia, così come richiesto dalla difesa. Al termine del processo, l'uomo è stato scarcerato.

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