Ascoli, si riapre il caso Minguzzi
Dopo 31 anni indagate 3 persone

Pier Paolo Minguzzi
Pier Paolo Minguzzi
2 Minuti di Lettura
Domenica 25 Novembre 2018, 08:05

ASCOLI - Emerge un nuovo particolare nell’inchiesta sulla misteriosa morte avvenuta 31 anni fa di Pier Paolo Minguzzi, studente universitario e carabiniere di leva alla caserma di Mesola in provincia di Ferrara. Una traccia genetica, ancora da chiarire se utilizzabile o meno, è stata trovata sotto le unghie del cadavere riesumato, sequestrato il 21 aprile 1987 mentre stava rincasando e probabilmente ucciso quasi subito.La salma è stata riesumata nell’ambito dell’inchiesta della squadra mobile e della Procura di Ravenna che vede a distanza di 31 anni indagate tre persone per sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere. I tre risiedono a Ravenna, Ascoli Piceno e Pavia. Sono in corso gli esami medico legali e genetici e, secondo indiscrezioni, sotto alle unghie della vittima sarebbe stata trovata una traccia di Dna che non apparterrebbe alla vittima, ma si tratterebbe di un elemento su cui gli inquirenti si muovono con forte cautela. Intanto il consulente tecnico ha chiesto una proroga di altri tre mesi alla Procura per proseguire gli accertamenti e capire se si potranno fare comparazioni. Tra i tre figura anche una persona originaria di Palmiano di 55 anni Angelo Del Dotto che si professa innocente e che ha sempre sostenuto di non entraci nulla sulla fine del commilitone. Una storia agghiacciante. Pier Paolo Minguzzi, rampollo di una famiglia benestante di Alfonsine (nel Ravennate), venne rapito nella notte tra il lunedì di Pasquetta e il martedì del 1987.. A poche ore dal rapimento, avvenuto quella notte nella piazza di Alfonsine, da una cabina telefonica poi individuata a Lido Nazioni arrivò la prima richiesta di riscatto: 300 milioni di lire. Ma non ci fu il tempo trovare i soldi per pagare il riscatto perchè il 1° maggio il cadavere, allacciato ad una grata di ferro, venne ritrovato da un gruppo di atleti di canottaggio che si stavano allenando nel Po di Volano, località Ca’ Rossa, Codigoro. L’autopsia rivelò che la morte era sopraggiunta per asfissia meccanica, soffocamento. Nel nel 1996, la Procura di Ravenna decide di archiviare l’inchiesta ma sulla spinta dei familiari della vittima in cerca di testimonianze è stata riaperta e nel registro degli indagati per sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere sono stati iscritti due carabinieri in servizio all’epoca dei fatti, Angelo Del Dotto (55 anni, originario di Palmianoi) Orazio Tasca (54 anni, di Gela), e un idraulico romagnolo, Alfredo Tarroni (62). 

© RIPRODUZIONE RISERVATA