Vaccini fake, l’infermiere e quattro sodali registi dei Green pass fasulli. Un avvocato e un ristoratore tra i mediatori, ecco chi sono

Da sinistra il ristoratore Daniele Mecozzi, l'avvocato Gabriele Galeazzi e l'infermiere Emanuele Luchetti
Da sinistra il ristoratore Daniele Mecozzi, l'avvocato Gabriele Galeazzi e l'infermiere Emanuele Luchetti
di Federica Serfilippi
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Martedì 11 Gennaio 2022, 02:00 - Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio, 10:47

ANCONA - Un infermiere del Centro salute mentale, un noto avvocato anconetano, un ristoratore, il titolare di un’impresa edile e la dipendente di un supermercato. Professioni diverse, un solo obiettivo: far ottenere Green Pass a persone restie al vaccino. La misura cautelare più gravosa, quella del carcere, è stata inflitta dal gip Carlo Masini al 50enne infermiere, già attivo al Centro di salute mentale di Ancona, Emanuele Luchetti.

Per la procura avrebbe inoculato finte dosi, svuotando la siringa nei cestini dei rifiuti, in otto diversi giorni di dicembre, simulando le vaccinazioni nei confronti di 60 pazienti, alcuni dei quali ancora in corso di identificazione. A muoverlo? I soldi, tanto che, in un colloquio telefonico intercettato dalla Squadra Mobile, si permette di rilevare: «Tutto si poteva pensare tranne che in un anno compravo casa». 


Le indagini
Perché la questura ipotizza che le false inoculazioni siano cominciate molto prima dello scorso dicembre e con una richiesta iniziale di 50 euro. «Non siamo partiti adesso in questo discorso qui» diceva Luchetti (difesa avvocato Marta Balestra) il 2 dicembre al medico che ha fatto partire l’inchiesta. Il 50enne arrestato sarebbe stato capace, in una sola volta, di attestare anche 18 vaccinazioni. Gli appuntamenti avvenivano previa organizzazione telefonica con i quattro procacciatori, finiti ai domiciliari. Stando alla procura, solo l’avvocato Gabriele Galeazzi non avrebbe tratto profitto dalle finte vaccinazioni, tanto «che è stato l’unico a non essere destinatario del provvedimento di sequestro dei soldi ritenuti provento della corruzione» diceva ieri il difensore Andrea Battilà. Dalle intercettazioni, si desume che il legale, volto notissimo del foro anconetano, avesse rimediato quattro persone pronte a pagare 500 euro ognuna per la fasulla inoculazione. Alla fine, però, non si sarebbero presentate all’hub vaccinale. A mettere nei guai Galeazzi è però una confessione di Luchetti, intercettata dalla polizia: «Il contatto è l’avvocato, prima è partito con l’avvocato». 


Il collettore
Il procacciatore principale («è il nostro uomo») sarebbe però stato il maceratese Daniele Mecozzi (difesa avvocato Gabriele Cofanelli), contitolare del ristorante Casablanca di Civitanova Alta, già chiuso nel febbraio 2021 per la violazione delle norme anti Covid. Per la procura, sarebbe stato lui il punto di riferimento dell’area della provincia di Macerata, fungendo anche da collettore per gli utenti dell’Emilia Romagna e della Lombardia. Per ogni cliente si sarebbe trattenuto 50 euro. Da come emerge dall’ordinanza di custodia «ha condotto personalmente gli interessati alle finte procedure vaccinali» in almeno quattro occasioni. C’è poi l’imprenditore edile di Sappanico Stefano Galli (difesa avvocato Eleonora Tagliabue), accorso in aiuto di chi chiedeva un supporto «per gli amici di Candia», operando – sostiene la procura – soprattutto per la zona di Ancona e provincia. Come procacciatore, per l’accusa, avrebbe ricavato una somma imprecisata, chiedendo però ai clienti dai 300 ai 400 euro a testa per la finta dose, da versare poi a Luchetti. 
Un ulteriore canale per l’infermiere sarebbe stata la romena Daniela Maria Zeleniuschi, dipendente di un supermercato delle Brecce Bianche. Stando alle risultanze investigative, avrebbe trattenuto da ogni cliente convinto a non vaccinarsi 50 euro. In almeno tre giorni diversi avrebbe condotto al Paolinelli gli utenti, corrispondendo poi il denaro pattuito a Luchetti. Solo nella giornata del 18 dicembre avrebbe portato all’hub dieci persone, di cui un minore accompagnato dalla madre. 

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