Mattia, strazio infinito. All'obitorio di Senigallia il corpicino del bimbo ritrovato dopo otto giorni

Mattia, strazio infinito. Papà Tiziano: «Il dolore mi annienta». Mamma Silvia non vuole vedere nessuno
Mattia, strazio infinito. Papà Tiziano: «Il dolore mi annienta». Mamma Silvia non vuole vedere nessuno
di Stefano Rispoli
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Sabato 24 Settembre 2022, 03:30 - Ultimo aggiornamento: 25 Settembre, 09:10

TRECASTELLI - Il corpicino di Mattia Luconi è stato composto all'obitorio di Senigallia, dove si procederà all'ispezione cadaverica e in quel momento si deciderà se procedere o meno con l'autopsia. Fino a questa mattina la salma del bambino non era stata ancora riconosciuta ufficialmente e tra le ipotesi c'è anche l'esame del Dna per avere la certezza definitiva che sia proprio Mattia. Anche se ormai tutti sono convinti che si tratti proprio di lui. Per il colore della maglia che indossava, per il fatto che non c'è un altro disperso così piccolo e fragile tra le vittime dell'alluvione del 15 settembre.

 

Lo strazio dei genitori di Mattia

Il fiume-killer ha restituito ieri il corpo di Mattia Luconi a una famiglia che non si dava pace, e con lei una regione intera, sconvolta dal dramma e dal dolore. Prima di ritirarsi e tornare nel suo alveo, il Nevola l’ha adagiato su un terreno, accanto a un asilo. Qui dove i bambini si divertono, apprendono, crescono, ieri pomeriggio è stato trovato il cadavere del piccolo di 8 anni, strappato dalle braccia della madre dalla furia dell’alluvione, in quella maledetta sera del 15 settembre scorso. 
«Imploravo perché non lo ritrovassero, ma ormai le speranze sono finite», piange Tiziano Luconi, il papà di Mattia, che per più di una settimana ha partecipato in prima persona alle ricerche del figlio. «Magari il mio gnometto si è salvato salendo su un albero», sussurrava fino all’altro giorno, provando a farsi forza, a credere nel miracolo. Perché solo quello serviva: un miracolo. La verità, a cui nessuno è preparato fino a quando non si presenta nella sua spietata crudezza, è emersa dal fango ieri alle 15,18 quando in via Santissima Trinità, stradina che costeggia il Nevola ai piedi di Passo Ripe, nel comune di Trecastelli, è stato ritrovato il corpicino di Mattia. A dare l’allarme è stata una maestra d’asilo - sorto sulle ceneri dell’ex ristorante La Cascina - quando ha notato una sagoma nel campo. Ha avuto un presentimento, si è avvicinata e subito ha capito. Ha contattato la sua responsabile, quindi il proprietario del terreno. È toccato ai carabinieri, prontamente intervenuti sul posto, recuperare la salma, in avanzato stato di decomposizione e completamente ricoperta dalla melma dopo 8 giorni di estenuanti ricerche, a meno di 200 metri dal fiume e a circa 13 chilometri di distanza da Contrada Farneto, la frazione di Castelleone di Suasa dove uno tsunami di fango e detriti ha separato per sempre una mamma dal suo bambino.

Il segno Gli inquirenti dicono che l’unico elemento dal quale è stato possibile riconoscere Mattia è una t-shirt, la stessa che indossava la sera in cui l’auto su cui viaggiava con la madre, Silvia Mereu, è stata travolta da una montagna d’acqua mentre insieme percorrevano il tragitto verso casa. La farmacista di Barbara era andata a prendere il figlioletto dai nonni paterni, dopo il lavoro, e insieme stavano raggiungendo i genitori di lei a San Pietro, frazione di Arcevia. Sotto il diluvio, la 42enne di San Lorenzo in Campo aveva imboccato la solita scorciatoia, quando si è scontrata con la violenza della natura. La sua Mercedes è stata invasa dall’acqua in pochi istanti: il tempo di scendere e di liberare il figlio imprigionato nell’abitacolo, poi il fiume in piena li ha spazzati via. Lei ha trovato la salvezza aggrappandosi a un albero. Il piccolo è sparito nel buio, inghiottito dalla piena. «Ridatemi mio figlio» piangeva dall’ospedale di Senigallia la donna, dov’era stata ricoverata per una polmonite dopo ore trascorse nell’acqua, a piangere e pregare per la sua creatura. 


La preghiera
Non appena è stata dimessa, ha voluto supervisionare giorno e notte alle ricerche. «So che trovarlo in vita è impossibile, ma almeno voglio una tomba su cui piangere», si disperava gettando lo sguardo verso i campi devastati dal Nevola, dove vigili del fuoco, soccorso alpino, carabinieri, guardia di finanza e volontari della protezione civile per 8 giorni hanno cercato Mattia, in terra, sott’acqua con i sommozzatori e in cielo con droni ed elicotteri. Alla fine, è stato l’intuito di una maestra d’asilo a porre fine allo strazio di una mamma e di un papà che fino all’ultimo hanno sperato di ritrovare in vita il loro bambino, anche quando, cinque giorni fa, era stato rinvenuto un lembo della felpa del piccolo. 


Il riconoscimento 
«Dopo una settimana così, potete immaginare come stiamo: siamo devastati», ci scrive con un sms Alessandro Fontana, il cognato di Silvia Mereu, a nome di una famiglia intera che ora vuole chiudersi nel silenzio per vivere in intimità un lutto infinito, inaccettabile. «Mia sorella non vuole parlare con nessuno, nemmeno con i genitori né con noi familiari», dice Caterina. Il dolore era così insopportabile, disumano, che ieri i genitori di Mattia non hanno avuto neppure la forza di portarsi sul luogo del ritrovamento. «Sono distrutto, non riuscirei a vederlo così - si è limitato a dire il papà Tiziano -. Mi sento come una statua di cristallo presa a mazzate e andata in frantumi. Il dolore mi annienta». Ora ad attenderli c’è un ultimo, lancinante atto da compiere: il riconoscimento formale del loro bambino. Servirà molto probabilmente la prova del Dna per dimostrare con assoluta certezza che il corpicino ritrovato a Trecastelli sia quello di Mattia, ma il dubbio è solo teorico. Il piccolo, che frequentava la scuola elementare di San Lorenzo in Campo, aveva indosso soltanto una maglietta gialla e verde, la stessa con cui era vestito nella maledetta sera in cui l’affluente del Misa, gonfio di morte, l’ha strappato per sempre dall’amore della mamma.


Il tragico bilancio 
Potrebbe essere eseguita già oggi l’autopsia sulla salma di Mattia - portata all’obitorio di Senigallia - la più giovane delle dodici vittime dell’alluvione che ha sconvolto le Marche. Giovanissima era anche Noemi Bartolucci, la studentessa di 17 anni travolta dal fiume in piena sotto gli occhi del fratello - vivo per miracolo dopo essere rimasto tre ore aggrappato a un albero - mentre tentava la fuga in auto dalla sua abitazione nelle campagne di Barbara, insieme alla madre, Brunella Chiù: la 56enne è l’unica che ancora manca al tragico appello. 

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