«Quell’autovelox non andava acceso. E i giudici ci stanno dando ragione»

Domenica 27 Settembre 2020 di Talita Frezzi
«Quell’autovelox non andava acceso. E i giudici ci stanno dando ragione»

FALCONARA  - Velocar sulla variante alla Statale 16: ancora ricorsi contro il dispositivo. L’avvocato Italo D’Angelo ha presentato complessivamente 96 ricorsi al Giudice di Pace di Ancona e almeno altri dieci alla Prefettura. «Quando l’Acu Marche nel settembre dell’anno scorso mi ha consultato per la valanga di multe che venivano comminate lungo la variante di Falconara dal Velocar lì installato, ho espresso un parere nel quale avanzavo delle criticità sul posizionamento che mi apparivano evidenti - spiega l’avvocato - innanzitutto ho parlato della visibilitàa. 

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«L’Amministrazione poteva installare quel dispositivo sul palo e dopo un cavalcavia rendendone difficoltosa la visibilità agli utenti? Sicuramente sì - afferma D’Angelo - Ma i doveri di trasparenza di una pubblica amministrazione non significano solamente impegno per la prevenzione della corruzione, ma anche fornire strumenti di partecipazione del cittadino al processo di sicurezza urbana che si attua, come per la sicurezza sulle strade, anche con i dispositivi che impongono prudenza. Questi ultimi, se visti o utilizzati come macchinette mangiasoldi, allontanano però il cittadino dall’Amministrazione, a cui peraltro, per prima, è imposto il rispetto delle leggi».

L’avvocato D’Angelo fino ad oggi ha rappresentato in giudizio 71 ricorrenti e per 68 di loro ha avuto sentenze di annullamento delle multe e condanna alle spese per il Comune di Falconara. Ne restano ancora una ventina da trattare entro ottobre. «Le sentenze dei tre giudici sono concordi nel dire che lo strumento di Falconara non ha rispettato l’art. 25 comma 2 della Legge 120/10 che impone che i rilevatori non possono essere utilizzati a distanza inferiore ad 1 km da una intersezione - sottolinea il legale - ora in sentenza, il giudice afferma che è lo stesso Comune ad ammettere come il rilevatore fosse stato installato a distanza inferiore al chilometro. Non credo pertanto che con il velocar si sia fatta sicurezza su quella strada e bene ha fatto il Comune a rivedere la propria posizione». Oggi, il velocar ha lasciato posto ad un altro sistema di rilevazione della velocità. Ma gli utenti contravvenzionati che hanno pagato? E quelli a cui sono stati decurtati punti della patente oltre alla sanzione amministrativa? 

«Per i tre ricorsi che non sono stati accolti e dichiarati inammissibili - aggiunge - sarò costretto a fare appello perché le sentenze emesse da due dei tre giudici che hanno giudicato inammissibili i ricorsi, a mio parere, sono sbagliate. Così come lo ritiene un altro giudice che ha dichiarato i ricorsi ammissibili e che ha condannato il Comune ad annullare le multe e a rifondere le spese legali. In questi tre casi che costringeranno gli utenti a fare appello, i giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi perché proposti da soggetto non legittimato (il conducente anziché il proprietario del mezzo, ndr). La mia tesi invece, supportata da una sentenza della Cassazione, è quella che il conducente, in quanto destinatario della decurtazione di punti, è legittimato a presentare ricorso, e che il ricorso ha natura confessoria in quanto il ricorrente ha dichiarato che era lui a guidare il mezzo contravvenzionato, ricorso notificato alla pubblica amministrazione che ne è stata messa a conoscenza». 

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