Roberto in quarantena e Tiziana positiva: separati in casa, ma per il virus

Roberto Massi
Roberto Massi
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Venerdì 17 Aprile 2020, 10:20

SASSOFERRATO  - Una porta tra di loro e una vita da separati in casa. È l’amore al tempo del Coronavirus per Tiziana Mancini, 54 anni, e Roberto Massi, 49. Lei, operatrice socio-sanitaria fino al 29 marzo alla Rsa di Mondavio e poi trasferita all’ospedale di Pergola, è risultata positiva al virus lo scorso 4 aprile. Di conseguenza, in quarantena è finito anche il suo compagno. Poca febbre, niente dispnea, alterati il gusto e l’olfatto, Tiziana tuttavia non vive la malattia in ospedale ma dialoga con i medici e gestisce, da sola, sintomi e parametri.

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«Aiuta e molto - ironizza Roberto - il fatto che un po’ di sanità la mastichiamo».Tiziana è operatrice sanitaria, ma è anche la presidente del comitato della Croce Rossa di Sassoferrato, mentre Roberto ne è il past president ed è autista-soccoritore di ambulanza. Una coppia in Croce Rossa dal 1987, già pronta a trarre lezioni da un’epidemia che fa emergere tutta l’importanza di avere una capillare e professionale assistenza sanitaria sul territorio e di come, con la telemedicina, medici specialisti e medico di base, da remoto, potrebbero monitorare i pazienti lasciati a casa.

«Una volta uscito da questo incubo - afferma Roberto - la prima cosa sarà smontare quella maledetta porta che ci separa». La chiama il suo muro di Berlino: divide la sala della camera matrimoniale. Da dodici giorni, il suo feudo è la cucina, il salotto con il divano letto, il bagno di servizio, la lavanderia, il garage e il giardino. Più ristretto lo spazio riservato a Tiziana. A lei spetta la camera grande, il bagno e la cameretta. «Ma con le terapie che deve seguire - precisa Roberto - a volte non riesce nemmeno ad alzarsi. La cura, con un farmaco antimalarico, la mette ko». La fa dormire per ore e influenza la pressione. «Ma l’importante - aggiunge lei con un fil di voce - è avere debellato la febbre».

Una situazione da manuale per la telemedicina. Quell’insieme di tecnologie, spesso interpretate come un “depotenziamento” dei presidi sanitari, che nella realtà facilitano le diagnosi, creano gruppi di lavoro in tempo reale tra medico curante e specialisti, modulano e controllano l’efficacia delle terapie a distanza, per il diabete o per il cuore, ottimizzano in fase di riabilitazione il monitoraggio del malato, che ha il privilegio di poter rimanere a casa. Un’iniziativa che nel comprensorio delle alte terre tra le province di Ancona e di Pesaro non è un libro dei sogni. 

La telemedicina è stata finanziata dalla Strategia nazionale delle aree interne e i nove comuni dell’area interna Appennino basso-pesarese anconetano, ossia Arcevia, Sassoferrato, Frontone, SSAbbondio, Cantiano, Cagli, Acqualagna, Piobbico e Apecchio, hanno a disposizione almeno 600mila euro per attivarla. A ritardarne l’applicazione, il fatto che la Regione deve inserire i servizi nel preziario sanitario regionale.

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