Coronavirus, la movida nel mirino. Il questore di Ancona: «Chi sbaglia, paga»

Venerdì 22 Maggio 2020 di Federica Serfilippi
Il questore di Ancona Giancarlo Pallini
ANCONA - Prima il ministro Lamorgese, poi il capo della polizia Gabrielli hanno posto l’attenzione sulla necessità del rispetto delle regole per evitare assembramenti nei luoghi pubblici. Chi sgarra, rischia multe fino a 3mila euro. E per i gestori dei locali c’è la sospensione temporanea dell’attività per almeno cinque giorni. 

Questore Giancarlo Pallini, come saranno impostati i controlli sul territorio provinciale? 
«Il prefetto D’Acunto ha tenuto una riunione di coordinamento con i vertici delle forze di polizia per esaminare la situazione dell’ordine e sicurezza pubblica, domani (oggi, ndr) è previsto un tavolo per mettere a punto i servizi di controllo, verificare e circoscrivere quelle aree dove serve puntare maggiormente l’attenzione per evitare il rischio assembramenti. Dall’inizio dell’emergenza, le attività di vigilanza si sono modulate in base a ciò che era necessario. L’apertura dei locali e delle attività deve portare a un’ulteriore fase di attenzione e riflessione da parte di tutti».

Nel corso del tavolo si parlerà anche della situazione di piazza del Papa, fulcro della movida? 

 


«Sì, si tratta di uno dei luoghi più attrattivi della città, soprattutto nel fine settimana degli anconetani. Ma non perdiamo di vista tutto il territorio della provincia. Le aree di aggregazione sono tante: piazze, parchi. Il concetto è sempre lo stesso: evitare gli assembramenti e facilitare il distanziamento sociale. Noi controlleremo ogni settore di nostra competenza». 

Come mai si fa ancora così fatica a rispettare le regole? 
«Tra gli avventori dei locali c’è chi è ancora refrattario ad osservare le prescrizioni perché si tratta di seguire comportamenti non consuetudinari, ci troviamo in una situazione fuori dall’ordinario. Questo è un momento delicato in cui si tratta di trovare un equilibrio tra la ripresa delle attività commerciali e il comportamento delle persone. Non è che non sanno come comportarsi, è che è difficile farlo».

Perché?
«Il dovere di ognuno, giovane e meno giovane, è confrontarsi con questa nuova situazione e rendersi conto che certi comportamenti non sono in linea con le misure sanitarie. Serve buonsenso: se vedo che ci sono tante persone nei pressi di quel locale, vado via. Stare insieme può rappresentare una fonte di pericolo. E in quel caso va sanzionato». 

A proposito di sanzioni, quando rischia il gestore di un locale?
«Quando non vengono rispettate le misure di sicurezza, come il distanziamento interpersonale. L’imprenditore, se vede irregolarità, deve intervenire per l’area di sua competenza, sia all’interno del locale che, se ha la concessione per esempio di un gazebo, all’esterno. Poi, è il cittadino che deve assumersi le sue responsabilità ed evitare di creare assembramenti. Dunque, l’esercente deve fermarsi nell’ambito della sua permanenza: è qui che deve controllare e assicurare il distanziamento. Non deve correre dietro alle persone a cui ha venduto da bere poco prima. In quel momento, è compito nostro controllare».  © RIPRODUZIONE RISERVATA