La beffa della Mole, via alla risoluzione del maxi appalto: per il cantiere lasciato a metà il Comune rischia di perdere 6 milioni

La Mole Vanvitelliana
La Mole Vanvitelliana
di Massimiliano Petrilli
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Giovedì 9 Giugno 2022, 06:00

ANCONA - Il rischio beffa si allunga sul maxi appalto per la riqualificazione di due ali della Mole. A fine maggio il Comune, preso atto dei gravissimi ritardi nell’esecuzione dell’appalto, aveva deciso la rescissione del contratto in danno dell’impresa per grave inadempimento. Ma l’1 giugno il Tribunale di Treviso, a cui l’impresa di Bolzano aveva presentato un’istanza di concordato “in bianco”, ha emesso «l’autorizzazione allo scioglimento dei contratti di appalto e, segnatamente, di quello affidato dal Comune di Ancona per lavori di recupero complesso monumentale Mole». Immediata la contromossa della Giunta che ha presentato reclamo «considerato che nei confronti della suddetta Ditta è pendente un giudizio di rilevantissima importanza e valore economico, con profili di elevata complessità e specialità» indicando come legali difensori sia Gianni Fraticelli dell’Avvocatura comunale che l’avvocato esterno Andrea Galvani. 

 
La via del reclamo contro il provvedimento del Tribunale «si rende necessaria al fine di tutelare gli interessi dell’ente - si legge ancora nel documento allegato alla decisione della Giunta - così da tentare di far prevalere la risoluzione in danno, decisa dall’Amministrazione comunale, rispetto allo scioglimento contrattuale chiesto dagli amministratori dell’impresa e disposto dal Tribunale di Treviso, il quale ha disatteso il provvedimento comunale per asserita carenza di prova di notificazione della risoluzione e mancata allegazione della intimazione ad adempiere nonché del verbale di consistenza, quali prodromici alla risoluzione». Il restyling da 6.380.797,86 euro (l’ala che si affaccia verso terra e parte di quella rivolta a Porta Pia) doveva essere concluso il 24 maggio. Ma, come certificato dal sopralluogo del 18 maggio, sinora «sono state eseguite lavorazioni corrispondenti a nemmeno del 40% di quelle contrattuali - si legge nella determina di revoca - essendo ancora da eseguire lavori per un importo di 3.997.423,05, il 62,64% dei lavori da contratto, e, peraltro, non essendo nemmeno stata completata la parte strutturale dell’opera, con conseguente immediato pregiudizio dell’interesse pubblico». La riqualificazione prevedeva di realizzare un ristorante, un bar, un punto d’accoglienza con biglietteria e book-shop, oltre ad uno spazio da 700 mq per gli spettacoli dal vivo. 
L’impresa aveva lasciato il cantiere il 23 dicembre dell’anno scorso. In precedenza gli uffici comunali avevano emesso una ventina di ordini di servizio evidenziando che «il cronoprogramma veniva disatteso per esclusiva responsabilità dell’appaltatore» intimando «assiduamente che fosse posto rimedio alla scarsa produttività del cantiere». Fino ad arrivare alla rescissione del contratto in danno dell’impresa. Danno ancora da quantificare e in cui dovrebbero confluire anche i costi da sostenere per riaffidare i lavori. L’appalto infatti è da ricalcolare visto che il bando risale al 2018 e nel frattempo si è registrato l’ingente aumento del costo di materiali e forniture.

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