Testamento fasullo per intascare l'eredità milionaria dell'anziana: il patto a tre con il nipote finisce in tribunale

Martedì 6 Luglio 2021 di Federica Serfilippi
Testamento fasullo per intascare l'eredità milionaria dell'anziana: il patto a tre con il nipote finisce in tribunale

ANCONA - Stando alla procura, avevano architettato in simbiosi un piano per spartirsi il testamento di una facoltosa anziana, nascondendo il suo lascito e creandone due falsi. In ballo, circa un milione e mezzo di euro, tra proprietà e conti bancari. Il tentativo di raggiro, congegniato nel 2018, è sfociato nel procedimento penale che in parte si è concluso ieri mattina davanti al gup Francesca De Palma.

 

In tre sono finiti nel mirino della procura per occultamento di atti e falso: un lontano nipote dell’anziana, morta nel giugno del 2017 a 91 anni e due sue presunti complici, una 69enne e un 40enne, entrambi jesini.

La sentenza 

Questi ultimi due hanno voluto procedere con riti alternativi. La donna, difesa dall’avvocato Andrea Boria, è stata condannata in abbreviato a scontare dieci mesi di reclusione – pena sospesa – per falsità in testamento olografo. Assolta dall’occultamento. Il 40enne, assistito dal legale Marco Fioretti, ha patteggiato otto mesi per tutti reati. Degli stessi dovrà rispondere il nipote della vecchina, residente fuori dalle Marche. Il 76enne, difeso dall’avvocato Rino Bartera, è stato rinviato a giudizio anche per l’accusa di calunnia: la procura sostiene che, pur sapendola innocente, aveva sporto denuncia contro la 69enne, sostenendo di essere ricattato da lei, tanto da farla arrestare dai carabinieri di Jesi per tentata estorsione nel febbraio del 2018. Stando all’ipotesi iniziale, basata dunque sulla denuncia del nipote dell’anziana, la donna aveva preteso 450mila euro per tacere sull’esistenza di un testamento olografo firmato dalla defunta nel lontano 2006 in cui si dava atto della cessione dei beni (circa 1,5 milioni tra proprietà e conti bancari) all’ente gestore di una casa di riposo. 

Le indagini 

Il documento avrebbe impedito al legittimo erede (il 76enne, appunto) di prendere possesso delle proprietà. Subito dopo l’arresto, la donna era tornata in libertà. Pian piano, è emersa una verità diversa. Stando alla procura, entrambi – con la complicità del 40enne, altro lontano parente dell’anziana – avrebbero tramato per spartirsi l’eredità in tre parti uguali. Nessuna estorsione, quanto – dice l’accusa – un tentativo mal riuscito per eludere le volontà finali della defunta: quelle di lasciare ogni bene all’ente della casa di riposo e non far arrivare nulla ai suoi lontani parenti. 
Il vero testamento, nel corso delle indagini, è stato poi trovato dai militari. Nel procedimento in cui il 76enne dovrà anche difendersi dal reato di calunnia, la parte lesa (la sua ex presunta complice) si costituirà parte civile. 

 

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