Il bullo che si diceva pentito ci ripensa e abbandona la comunità: ora rischia il processo per estorsione e stalking

Il bullo che si diceva pentito ci ripensa e abbandona la comunità: ora rischia il processo per estorsione e stalking
Il bullo che si diceva pentito ci ripensa e abbandona la comunità: ora rischia il processo per estorsione e stalking
di Federica Serfilippi
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Venerdì 3 Settembre 2021, 03:15 - Ultimo aggiornamento: 14:55

ANCONA - Il bullo che si dichiarava pentito, tanto scrivere una lettera di scuse alla vittima delle sue angherie, si è allontanato dalla comunità dove seguiva un programma di recupero socio-educativo e non è più tornato. Ora rischia la revoca della messa alla prova concessa dal giudice e un inasprimento del percorso rieducativo. Nella peggiore delle ipotesi si può riaprire il processo a suo carico, interrotto proprio per consentire al giovane un cammino di ravvedimento.

Invece l’imputato, un ragazzo anconetano nel frattempo divenuto maggiorenne, si è dileguato poche settimane fa dalla struttura in cui era stato collocato dal tribunale dei minori, dopo che i detective della Mobile l’avevano lo scorso ottobre con ad altri quattro più o meno coetanei. L’accusa: aver perseguitato giovani vittime, alcune delle quali gravate da deficit psichici. 

La giustizia che ripara

La procura minorile gli aveva contestato i reati di estorsione e stalking e si era aperto il processo con il rito abbreviato, al termine del quale – a gennaio 2021 - il giudice aveva dato il via libera per la messa alla prova. Consisteva in un programma della durata di un anno e mezzo, scandito da volontariato alla Caritas («ho sbagliato con le persone, fatemi lavorare vicino alle persone» aveva detto in udienza), programmi di giustizia riparativa, corsi online sulla legalità e attività scolastica. Il 18enne (maggiorenne da pochi mesi) aveva soprattutto preso di mira un 16enne anconetano, tra 17 richieste di denaro e minacce: «Io ti ammazzo, lì non ci sono le telecamere, quindi posso picchiarti per bene, o vuoi che lo faccio davanti a tutti?».
Alla vittima, assistita dall’avvocato Laura Versace, il 18enne aveva anche scritto una lettera di scuse: «Spero che ora tu stia bene, mi dispiace». Dal giorno della messa alla prova sono passati otto mesi. Ad agosto il 18enne si sarebbe allontanato volontariamente dalla comunità dove era stato collocato (fuori da Ancona) e non si è più presentato. Non sono noti i contorni di come abbia fatto a lasciare la struttura, pur dovendo seguire il percorso delineato dal tribunale. Il ritorno in città del 18enne non è passato inosservato, tanto che la notizia dell’allontanamento dalla comunità è arrivato alle orecchie dei familiari del gruppetto delle vittime. La comunità ha immediatamente messo al corrente la procura minorile e i servizi sociali di quanto accaduto. Tanto che il pubblico ministero ha subito formulato una richiesta per revocare la messa alla prova e l’udienza del procedimento è stata fissata per il 21 settembre. Assieme al 18enne, la messa alla prova di un anno e mezzo in comunità era stata decisa per altri due imputati. Un quarto componente della gang, anche lui in una struttura minorile, era finito dal giudice più tardi: per lui sono stati decisi ventisette mesi di percorso rieducativo, diviso tra l’assistenza ai ragazzi disabili e un iter di riconciliazione con le vittime di stalking. 
Al momento dei fatti contestati, un altro componente del branco era maggiorenne (ora ha 21 anni) ed è stato condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione con rito abbreviato nel dicembre del 2020, quando era ai domiciliari. Stando alla procura, la banda aveva partecipato a episodi di pestaggi e minacce («Ti picchiamo e ti mettiamo dentro a quei sacchi»; «Quando torni a casa trovi i tuoi genitori sgozzati»; «Ti picchiamo e ti mettiamo dentro quei sacchi»). Contestati episodi estorsivi per spillare soldi. 

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