La baby gang adesso si scusa, ma non basta: i primi due bulli pentiti al processo

Giovedì 17 Dicembre 2020 di Federica Serfilippi
La baby gang adesso si scusa, ma non basta: i primi due bulli pentiti al processo

ANCONA  - «Scusate, abbiamo sbagliato. Non ci siamo resi conto del dolore che potevamo creare. Vogliamo cambiare vita, andare a scuola e poi lavorare». Sono, in buona sostanza, le scuse presentate ieri in udienza dai due minori arrestati lo scorso ottobre assieme ad altri tre ragazzi accusati – a vario titolo – di aver tartassato, tra minacce, atti persecutori e richieste estorsive, dei loro coetanei, alcuni gravati da deficit psichici. 

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Tutti e cinque erano stati arrestati. I primi a finire a giudizio (si procede con l’abbreviato) sono stati un 17enne e un 16enne di Ancona. Sono entrambi in comunità e ieri hanno partecipato all’udienza del giudice Laura Seveso in collegamento streaming. In aula, il difensore Michele Carluccio, i legali di due parti civili (Laura Versace e Arianna Benni) e il procuratore Giovanna Lebboroni. Gli imputati hanno espresso le loro scuse: «Solo dopo l’arresto abbiamo capito la gravità delle nostre condotte. Chiediamo perdono» avrebbero lasciato intendere. Anche le loro famiglie, tramite la presentazione di due lettere, si sono rammaricate con le vittime per gli episodi contestati dalla procura e rilevati dalle indagini della Squadra Mobile.

Il difensore, per il 16enne, ha chiesto la messa alla prova. Il programma di “redenzione” era già pronto e consisteva in attività di volontariato. Sia l’accusa che le parti civili hanno dato parere contrario alla richiesta dell’avvocato, sostenendo la non piena consapevolezza delle scuse portate dai due minori. Dalle parti civili è stata anche fatta la richiesta di un programma che possa contenere un risarcimento economico e un percorso di conciliazione con le giovani vittime. Alla fine il giudice ha rinviato l’udienza al 12 gennaio per integrare la proposta di recupero al fine di valutare se concedere o meno la messa alla prova in base al sincero ravvedimento. Per quanto riguarda le accuse, a entrambi i minori viene contestato lo stalking e l’estorsione, reati commessi in un arco di tempo compreso tra il 2018 e l’estate scorsa. Secondo la procura, avrebbero partecipato a episodi di pestaggi e minacce («Ti picchiamo e ti mettiamo dentro a quei sacchi)» in cui spalleggiavano altri indagati. 


Un 15enne parte civile sarebbe stato vittima di almeno 17 episodi estortivi, dall’euro ai dieci euro, a suon di ricatti: «Ti tiro un pugno che ti rientrano naso e denti». Il più grande del gruppo, un 19enne, è stato condannato in abbreviato la settimana scorsa a tre anni e quattro mesi di reclusione per atti persecutori ed estorsione.

L’avvocato Versace tutela il 15enne: «Alla dottoressa Lebboroni e alla Squadra Mobile rivolgo il mio ringraziamento e quello del mio assistito nonché dei suoi genitori. Il ragazzo ha vissuto un vero e proprio incubo, ma ora, finalmente, sta riacquistando la sua serenità e si sente protetto dalle autorità che hanno dimostrato e stanno dimostrando tuttora di essere presenti concretamente». 

 

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