Lazio-Atalanta, il commento. Una sconfitta che deve far riflettere

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Emiliano Bernardini
Lazio-Atalanta, il commento. Una sconfitta che deve far riflettere

Senza difesa. In tutti i sensi. La Lazio ne prende 4 dall’Atalanta (a punteggio pieno) e si trova già a fare i conti con se stessa. Perché se con il Cagliari, che è un cantiere aperto, i limiti sono stati camuffati, con la squadra di Gasperini sono usciti fuori con tutta la loro evidenza. Una partita quasi fotocopia rispetta a quella dello scorso anno: quella che lanciò la grande galoppata laziale. Stavolta però la rimonta non è riuscita. I biancocelesti non ne hanno avuto la forza. O meglio l’Atalanta è stata più forte. Straordinario Gomez e non solo per il gol capolavoro. Dicevamo di una riflessione obbligatoria che la Lazio deve fare perché se anche Acerbi commette degli errori marchiani allora è il caso di porsi parecchie domande. E bisogna farlo anche urgentemente. E’ vero, è ancora presto (siamo solo alla seconda giornata) e tutto si può aggiustare ma il gap con l’Atalanta si vede già benissimo. Chissà magari che il ds Tare non possa ripensarci e riaprire il mercato. Di certo il solo Hoedt non può cambiare i destini di una difesa che ha un anno in più e che ora subisce anche di più. D’accordo nel dire che le critiche preventive portano negatività ma anche pensare di fare sempre bene tutto produce lo stesso effetto. I limiti ci sono. Sarebbe folle sostenere il contrario o ostinarsi a nasconderli per partito preso. Ma i motivi della sconfitta di ieri sera non devono essere riconducibili solo alla Lazio, l’Atalanta ha tantissimi meriti. La squadra di Gasperini gioca a memoria e sempre a livelli altissimi. D’altronde non si arriva ad un passo dalla semifinale di Champions per caso. 

RIFLESSIONI
E la Lazio non è nemmeno fortunata perché pronti via nel riscaldamento Inzaghi è costretto a rinunciare a Correa per un problema lombare. Situazione che costringere il tecnico a cambiare anche impostazione della partita. Perché con l’argentino avrebbe giocato di ripartenza, con Caicedo, invece, il gioco si fa più statico. L’Atalanta la mette subito sul fisico e la Lazio fatica. L’arbitro Maresca va un po’ nel pallone lasciando correre troppo. E così nella sfida entra anche il nervosismo. Soprattutto tra i biancocelesti che già appannati nel fisico lo diventano anche nella mente. Luis Alberto e Freuler vengono quasi alle mani. Nell’azione del primo gol di Gosens proteste veementi della Lazio che chiede una spinta di Hateboor ai danni di Marusic. L’arbitro e il Var lasciano correre. Episodio che alimenta ancora di più il nervosismo laziale. La squadra di Inzaghi nello spazio di 9 minuti (dal 32’ al 41’) ne prende altri due. Da mani nei capelli il movimento della difesa in occasione del raddoppio di Hateboer: in quattro vanno a chiudere su un giocatore lasciando libero l’olandese. E va anche sottolineato che entrambi i gol arrivano dalla sinistra dove Marusic fa una fatica infernale. Non va meglio nemmeno a destra dove anche Lazzari passa più tempo a rincorrere che a farsi correre dietro. E quando hanno la chance di fare male sbagliano. La Lazio prova a reagire con l’orgoglio ma è la traversa a spegnere gli entusiasmi di Immobile (non proprio nella serata migliore). 

QUANTI ERRORI
La Scarpa stavolta non è affatto d’oro. Nella ripresa si divora almeno un paio di volte il raddoppio dopo il gol del 3-1 di Caicedo (tra i partenti e che ieri nemmeno avrebbe dovuto giocare). Una rete che avrebbe di fatto riaperto i giochi. Niente da fare. A spedire la Lazio nell’angolino ci pensa Gomez con uno straordinario gol. Inzaghi, capisce di non avere più speranze, e cambia Luis Alberto, Milinkovic e lazzari. Una mossa in vista della gara di domenica alle 15 contro l’Inter (a punteggio pieno e con 9 gol segnati). Altro grande esame per capire davvero dove potrà puntare la Lazio. Soprattutto in una stagione Champions.

P.S. Al di là di tutto forse sarebbe il caso di trovare cinque minuti per firmare il rinnovo di contratto di Inzaghi. Sarebbe un segnale positivo. Una gesto da famiglia. Sempre che tutti siano d’accordo.

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