L’urbinate Gualazzi con il suo “Dreams Tour” alla Fenice di Senigallia: «La musica è il più bel sogno»

L urbinate Gualazzi con il suo Dreams Tour alla Fenice di Senigallia: «La musica è il più bel sogno»
L’urbinate Gualazzi con il suo “Dreams Tour” alla Fenice di Senigallia: «La musica è il più bel sogno»
di Elisabetta Marsigli
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Domenica 26 Novembre 2023, 02:45

SENIGALLIA - Il mondo onirico, fatto di atmosfere sognanti dal respiro internazionale, di Raphael Gualazzi e il suo “Dreams Tour” (prodotto e organizzato da Baobab Music and Ethics), giunge alla Fenice di Senigallia giovedì, 30 novembre, alle ore 21 (biglietti su TicketOne). Gualazzi e il suo pianoforte sono sul palco con una straordinaria band che si cimenta anche in armonizzazioni vocali a tre e quattro voci composta da: Gianluca Nanni alla batteria, Michele “Mecco” Guidi all’organo Hammond e alla tastiera, Luigi Faggi alla tromba, Anders Ulrich al contrabbasso e al basso elettrico. Dreams è pervaso dalla volontà e innata capacità di sperimentazione dell’artista marchigiano: sperimentazione costantemente accompagnata da collaborazioni testuali in dodici tracce inedite in inglese e in italiano. 

Una musica per sognare e di questi tempi non è poco… 
«Soprattutto perché i sogni hanno una funzione ampia: è bello usare il plurale per definirli introspettivi, ad occhi aperti, terapeutici e guaritori, vulnerabili e coscienti e tanto altro. Questo progetto va a scavare dentro dimensioni personali molto intime per uscire da una realtà fatta di guerre, razzismo, disparità di genere. Capendo meglio noi stessi riusciamo a capire ciò che ci accade. Il sogno è la dimensione più bella attraverso cui si trascende per ritrovare il momento presente». 
Dreams è un sogno musicale? 
«Il sogno ha sempre fatto parte del mio approccio multiforme alla musica: un fil rouge di autenticità, di amore per la musica, di digressioni interpretative, la dimensione umana della musica che unisce pubblico e musicisti. Un disco che racconta tanti anni di composizioni, nate anche in luoghi diversi: Brivido è nato a Londra, Dreams durante il lockdown, altri in tour, ma tutti una felice conseguenza della collaborazione di un team stupendo».
Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, scriveva Shakespeare…
«Siamo circondati dai sogni al 99% contro un 1% di realtà. L’attimo che stiamo vivendo è unico, tra un passato e quello che ancora deve accadere come desiderio».
Tante tastiere e suoni marchigiani nel disco? 
«La tradizione marchigiana della costruzione di strumenti va annoverata come importante nella storia della musica: dalla fisarmonica e il suo percorso nel mondo. Ma c’è anche la produzione di strumenti analogici ed elettronici che hanno fatto la storia di importanti registrazioni internazionali, da Zavinul a Sun Ra».
In Dreams alterna brani in italiano e in inglese: una questione di ritmo? 
«Sì, l’italiano, con radici così antiche e complesse, rappresenta la musica stessa, senza bisogno di alcuna melodia sotto. Si ottimizza nella sua bellezza soprattutto in brani più lenti che rendono giustizia alla sua pronuncia. L’inglese ha una derivazione monosillabica e pragmatizza la realtà, ci si più sbizzarrire di più. Ad esempio uno dei miei brani (Lotta things) è stato preso da un importante brand americano perché rappresenta bene la frenesia di questi tempi».
I sogni sono anche senza tempo: quali i suoi sogni ancora nel cassetto? 
«Direi che ce ne sono tantissimi, sono quelli che ci tengono vivi.

Il sogno è la tematica che ho sempre amato di più: ci basta un sogno per sopravvivere. Ogni giorno ci svegliamo e siamo proiettati verso quello che ci piacerebbe fare, luoghi dove ci piacerebbe andare: la bellezza delle nostre emozioni e percorsi cognitivi. I sogni sono importanti. Un musicista diventa tale anche perché ha bisogno di comunicarli con il mondo esterno. Mi auguro che la musica possa sempre essere il più bel sogno che uno si possa immaginare».

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