Il producer Leonardo D’Elia: «Le band musicali stanno scomparendo, ora si punta all’elettronica»

Lunedì 17 Gennaio 2022 di Elisabetta Marsigli
Leonardo D'Elia, titolare del Black Marmalade, ha collaborato al progetto PlayList

PESARO - Se Pesaro è stata riconosciuta come Città della Musica Unesco, lo deve soprattutto al tessuto musicale contemporaneo che in questi ultimi 20 anni ha sviluppato decine di gruppi indipendenti. Nell’anno del riconoscimento internazionale, a Pesaro ha aperto anche un negozio di dischi, il Black Marmalade, gestito da Leonardo D’Elia, appassionato fruitore, molto legato alla scena musicale pesarese, ma non solo.

 
Il sogno
«Uno dei miei sogni è sempre stato quello di creare, contemporaneamente, una etichetta discografica. L’occasione è arrivata nel 2020, con il giusto omaggio alla scena pesarese di questi ultimi 20 anni, ma anche il giusto tributo e ricordo a Mirko Bertuccioli (Zagor Camillas) e Andrea Guagneli (Guagno), scomparsi proprio in quell’anno». Rispetto ad un tradizionale negozio di dischi, infatti, quello di Leonardo è un punto di incontro e sviluppo di idee, ascolto e condivisione di progetti.

«Oceano Adriatico ha testimoniato la “Golden age” della musica pesarese ed è un importante punto di arrivo, da cui ora occorre ripartire», spiega Leonardo, «possibilmente sfruttando ciò che Mirko Bertuccioli ci ha lasciato in eredità, persona che ha illuminato e lanciato tanti artisti. Nel mio piccolo, vorrei continuare a tenere vivo questo fermento».

Tra le altre produzioni targate Black Marmalade Records anche “Quando tutto diventò blu” di Alessandro Baronciani, “Luccichini dappertutto” (il live dedicato a Mirko Bertuccioli) e una compilation dedicata ai The Tights, storico gruppo punk inglese. Come Mirko, oggi anche D’Elia sta collaborando con il comune e con Amat, alla stagione di Playlist. 


Il progetto
«Questa collaborazione ha permesso di “esportare” un’artista come Guido Brualdi nel circuito Glocal Sound, mentre in Playlist abbiamo inserito l’interessante progetto di Marter (Leonardo Panni) e delle due ragazze di Ladyhalo (Laura Vasari e Alice Belli). Inoltre abbiamo aggiunto proposte nazionali come Palazzi d’Oriente (del produttore e compositore varesino Luca Bolognesi) e la ravennate Ryf (Francesca Morello)».

A D’Elia non piace il ruolo di “producer”, ma interviene sui progetti che stimolano il suo gusto musicale. «Cerco di realizzare un progetto, renderlo concreto su vinile o cd, e costruirci una serie di relazioni, dai live alle presentazioni». E se Oceano Adriatico è stato un punto di arrivo di una scena musicale passata, qual è la ripartenza in uno scenario locale e nazionale?

«Credo che si punti sempre di più alla musica elettronica: la pandemia è sicuramente co-responsabile di questo percorso, oltre al calo sempre più evidente di band. Dalla trap al cantautorato, sempre più esistono proposte di singoli autori: non amo i Maneskin ma devo dare loro atto di aver risvegliato nei giovani la voglia di formare una band, cosa ormai quasi obsoleta. Se ci fate caso, le band di oggi sono, nella maggior parte, quelle sopravvissute alla pandemia e sono in pochissimi a rimettersi in gioco in formazioni di 4 o 5 persone, anche se sarebbe bello se se ne formassero di nuove».

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